Garlasco torna al centro dell’attenzione con un audio esclusivo trasmesso a “Quarta Repubblica”: Alberto Stasi parla in una intercettazione privata con il suo ex avvocato Angelo Giarda, confermando i controversi 6 minuti tra la scoperta del corpo di Chiara Poggi e la chiamata ai soccorsi.
L’intercettazione riaccende immediatamente il dibattito su uno dei passaggi più discussi del caso. Nel dialogo, Stasi ribadisce con fermezza che quei sei minuti, registrati sul suo telefono, sono esatti e rappresentano l’intervallo reale tra l’orrore scoperto e la richiesta di aiuto.
Il tempo diventa ancora una volta il protagonista di questo dramma giudiziario che da anni tiene l’Italia col fiato sospeso. Per Stasi, quei minuti raccontano una reazione immediata, per l’accusa sarebbero invece incompatibili con la sua versione e carichi di sospetto.
Stasi spiega nel dettaglio di essere rimasto nella casa della vittima solo per pochi secondi, forse venti o trenta, appena il tempo di rendersi conto di ciò che aveva appena visto. “Sono fuggito via subito”, dice, ribadendo un racconto fatto nel corso del processo e mai accettato da tutti.
La telefonata mostra un uomo dominato da panico e confusione, incapace di ricordare neppure il numero civico dell’abitazione in cui si trovava. “Ero completamente nel panico”, afferma con voce tremante, evidenziando uno stato d’animo estremamente turbato e precipitoso.

Per Stasi, l’intervallo di tempo è giustificato da una corsa a reagire in fretta, nella speranza di riuscire a chiamare soccorso e cercare di salvare una vita ormai tragicamente perduta. La sua versione punta a mantenere la coerenza con la propria percezione degli eventi.
Gli inquirenti e la procura, tuttavia, guardano con sospetto quei minuti che nel loro racconto servirebbero a celare azioni o omissioni gravi. La telefonata riporta sotto i riflettori questa questione centrale, prima un angolo oscuro nella ricostruzione processuale.
Anche se l’intercettazione non modifica la sentenza definitiva, la sua diffusione ha rapidamente riacceso tensioni e discussioni nel dibattito pubblico e mediatico, riconsegnando all’opinione pubblica un dettaglio controverso e cruciale che continua a dividere.

Il caso Chiara Poggi rimane uno dei più emblematici del panorama giudiziario italiano, e questa nuova prova audio alcuni la vedono come un tentativo di chiarimento, altri come un’ulteriore fonte di incertezza e dubbi irrisolti.
Questa intercettazione esclusiva testimonia come, nonostante il tempo e le sentenze, alcune verità restino elusive, appese a quei drammatici sei minuti che hanno cambiato per sempre la vita di molte persone.
La rivelazione scuote ancora una volta la cronaca nera nazionale, chiamando a un serrato confronto tra versioni e fatti, e obbligando a tornare con urgenza su una vicenda che mai si è realmente spenta.

La magistratura e i telespettatori ora si interrogano: questo audio rafforza la difesa di Stasi o spalanca nuove crepe nella narrazione giudiziaria? La tensione resta altissima e la storia è tutt’altro che chiusa.
Un caso che ha segnato l’Italia profondamente, in cui ogni minuto diventa una gara contro il tempo, una lotta tra memoria, verità e giustizia. L’intercettazione esclusiva di “Quarta Repubblica” riapre una ferita ancora fresca e ancora sanguinante.
La vicenda invita a una riflessione complessa e urgente, chiamando tutti a seguire da vicino ogni nuovo sviluppo perché la verità, seppur tardiva, potrebbe ancora emergere in questa intricata trama di emozioni, leggi e interrogativi insoluti.