Lando Norris has admitted that McLaren is yet to optimize the upgrade package it has brought to the Canadian Grand Prix after falling just short of Mercedes during Sprint Qualifying on Friday. The Briton added that the team needs more time with some of the new elements on the car as they hope to continue progressing throughout the weekend.
Lando Norris at the Canadian Grand Prix – Source: Getty
Both McLaren and Mercedes have brought major upgrades to Canada and now find themselves at the front of the field for the sprint. George Russell secured pole for the shortened race with a 1:12.965 lap time and will be joined by teammate Kimi Antonelli on the front row.
McLaren is tasked with trying to challenge the Silver Arrows as Lando Norris secured P3 for the race while Oscar Piastri starts in P4. But Norris has admitted that the Woking-based team is yet to optimize its upgrade package after the sprint shootout on Saturday. When asked how the car felt following a difficult FP1, the reigning world champion replied, saying [via F1TV]:
“It certainly felt decent. Some things are maybe a bit more questionable, and we probably need just more time to review things and look back, especially because it’s such a weird track. There’s such low grip, you’re kind of bouncing off curbs and stuff. So you’re not getting kind of a true representation of everything and it’s hard to kind of back it up with what we have in the wind tunnel and things like that.”
“So, we need a bit more time with some bits, and we’ll probably reintroduce some of them next weekend or in Barcelona.”
Norris then concluded by saying that the MCL40 was still working well during sprint qualifying and that he felt especially comfortable in the car for the first time during the weekend directly in SQ3.
Lando Norris happy with P3 in sprint qualifying after difficult start to the Canadian GP weekend
Lando Norris at the Canadian Grand Prix – Source: Getty
Speaking after the Canadian GP sprint qualifying session on Friday, Lando Norris also added that he was pleasantly surprised with his P3 result. The 26-year-old added that he was lacking confidence in the car in FP1, but a few tweaks meant he was able to extract more out of his McLaren in sprint qualifying.
When asked for his thoughts about the result, Norris said:
“Very good result actually, a good surprise. I think after this morning, we were a little bit worried about how far off we were, and more just the lack of confidence in the car.”
“But we made some tweaks. We changed some things and seemed to make a good improvement. So, happy with third.”
Norris then critiqued his own final lap in Q3, claiming that he could have gotten more out of it than he eventually did to set the 1:13.280 time. But he added that he was still not too far off George Russell out in front, which points to a positive turnaround from practice for the Papaya team.
Una lettera esclusiva di Alberto Stasi dal carcere scuote l’Italia: l’uomo, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, rompe il silenzio con un appello drammatico, denunciando un sistema giudiziario che, a suo dire, lo ha ingiustamente condannato e “gli ha rovinato la vita”. La sua verità sale al centro del dibattito pubblico. Lo scritto, inviato alla trasmissione Le Iene, rappresenta un raro tentativo di Stasi di raccontare la propria versione dei fatti, fino ad oggi confinata nel silenzio. Dal carcere, dove si dice ingiustamente recluso, Stasi chiede solo che si approfondiscano con attenzione gli atti processuali. Non cerca pietà o indulgenza, ma pretende che ogni cittadino italiano conosca le dinamiche che hanno portato alla sua condanna. Ricorda che ogni sentenza è emessa “in nome del popolo italiano” e quindi giusto che tale stesso popolo conosca la verità completa, non solo una versione parziale e distorta. Stasi mostra forte risentimento nei confronti di un sistema giudiziario che, secondo lui, non ha mai realmente cercato la verità. “Mi hanno rovinato la vita”, denuncia, sottolineando come sia stato scelto fin da subito come “capro espiatorio” per evitare un clamoroso fallimento investigativo. La lettera punta il dito contro l’assenza di indagini alternative, che avrebbero potuto scoprire la verità e indicare il vero colpevole. La giustizia, secondo Stasi, è stata tradita da questa distorsione, lasciando impunito il vero assassino di Chiara Poggi e privandolo della libertà. L’uomo rivendica con forza la propria innocenza, dichiarando di aver sempre proclamato di non essere coinvolto nell’omicidio. Accusa, senza mezzi termini, un sistema che ha preferito chiudere il caso a scapito dell’effettiva giustizia. Uno degli aspetti più toccanti della lettera è l’appello ai giornalisti: Stasi chiede loro di basarsi solo sui documenti ufficiali, evitando impressioni e pregiudizi nati da un’immagine mediatica costruita attorno a lui, spesso fredda e distante. Ammette di potersi mostrare “freddo” o “antipatico”, ma afferma che tali caratteristiche non sono affatto sinonimo di colpevolezza. Invita a non confondere l’emotività con l’effettiva prova dei fatti, un dettaglio spesso trascurato nel racconto pubblico della vicenda. La lettera si conclude con un’espressione di rispetto per l’informazione e la speranza che, finalmente, la verità emerga. Un invito pressante a far luce su una pagina giudiziaria controversa e dolorosa, che continua a dividere l’opinione pubblica italiana. Il caso Garlasco, con questo nuovo capitolo, torna al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. La pubblicazione di questa lettera potrebbe innescare un confronto serrato sulle dinamiche processuali e sulla gestione del caso da parte degli inquirenti. Alberto Stasi si presenta ora come colui che vuole raccontare la “verità del prigioniero”, rompendo il silenzio che ha avvolto la sua vicenda per anni. La sua voce accende un dibattito sull’equilibrio tra giustizia, opinione pubblica e diritto di difesa. Mentre il sistema giudiziario italiano si prepara a rispondere a questo nuovo appello, resta alta la tensione tra chi lo vede come un condannato giusto e chi invece ritiene che troppo poco sia stato fatto per una revisione del caso. La lettera è un grido di allarme sulla fragilità delle indagini e sulla facilità con cui l’opinione pubblica può farsi influenzare da stereotipi e narrazioni parziali. Spinge a riflettere sul rischio concreto di errori giudiziari nelle vicende mediatiche. Questo documento rappresenta un elemento nuovo che potrebbe cambiare il panorama giudiziario e mediatico, riaprendo ferite mai rimarginate e richiedendo un serio esame critico da parte di esperti, media e opinione pubblica. L’appello finale di Stasi è chiaro: serve trasparenza assoluta e rispetto per la giustizia che deve andare oltre le apparenze e i preconcetti. Per questo motivo, la sua lettera sarà indubbiamente oggetto di analisi approfondita nei prossimi giorni. Il caso continua a far discutere, mettendo in luce le tensioni esistenti tra verità giudiziaria e narrazione mediatica. Ora la parola passa a chi dovrà decidere se e come riaprire un caso che ha segnato profondamente generazioni di italiani. L’intervento di Alberto Stasi rilancia con forza il tema della difesa dei diritti personali anche nel contesto di casi di grande risonanza pubblica, chiedendo a tutti un supplemento di giustizia capace di scrutare oltre le sentenze emesse. Il clamore suscitato dalla lettera è destinato a scuotere il dibattito giuridico e sociale sul ruolo dei media e sulla corretta interpretazione di prove e accuse in processi così delicati, con risvolti umani fortemente coinvolgenti. Un momento cruciale per la storia giudiziaria italiana si apre così, con questa lettera che vuole essere non solo un mezzo di comunicazione, ma un atto di denuncia e di richiesta di risposte certe e giuste da parte degli organi competenti. La sfida ora è quella di garantire una valutazione nuova e imparziale delle prove, tutelando il diritto alla difesa e la ricerca della verità senza condizionamenti esterni, per restituire dignità e serenità alle parti coinvolte. Con la sua lettera, Alberto Stasi riaccende il faro su un caso che ha diviso il paese per anni, chiedendo di riallacciare il filo interrotto fra giustizia e verità, e sperando che questa volta la luce possa finalmente trionfare sulle ombre del dubbio.