Ostara Blickford fissava la pioggia che batteva contro i vetri della loro casa di Ruston. Era passata la mezzanotte e Quentin non era ancora tornato. Il telefono squillò finalmente con un messaggio: “La registrazione è ritardata, farò tardi. ” Lei sospirò, ma non riusciva a togliersi dalla testa la voce di quella cantante, Evely.

Nessuno avrebbe creduto alla gamma di emozioni che riusciva a trasmettere. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, Ostara si incontrò con Linsey, la sua collega e unica amica intima. Scelsero un tavolo nel bar di fronte all’ufficio. “Non è solo un’avventura”, disse Linsey a bassa voce.
“Ho visto come la guarda. ” Ostara scosse la testa, rifiutandosi di crederci. “No, non mi abbasserò a tanto. ” Ma quella sera, mentre Quentin era di nuovo in ritardo, qualcosa dentro di lei cominciò a cedere.
Da giorni cercava di interessarlo ai suoi progetti, ma lui era distante. Un pomeriggio, aprendo l’armadietto dei documenti per cercare delle assicurazioni, trovò una cartella che non riconosceva. Dentro, bozze di contratti e fotografie. Una donna dagli occhi grandi e il naso leggermente all’insù guardava l’obiettivo con una sicurezza che Ostara conosceva fin troppo bene.
Non era il suo aspetto a ferirla, ma il modo in cui quella donna guardava la macchina fotografica, come se sapesse di valere qualcosa. Non era solo un’avventura. Non era solo un’altra musa. Ostara chiuse la cartella con mani tremanti e sentì il pavimento mancare sotto i piedi.
Prese la macchina e seguì Quentin fino a uno studio fotografico. Parcheggiando dall’altra parte della strada, vide la sua auto all’ingresso. “Allora è qui”, sussurrò. Entrò piano, spinta da una forza che non riusciva a controllare.
Li vide attraverso la porta socchiusa: Quentin ed Evely, uno di fronte all’altro come estranei che si erano trovati per caso nella stessa stanza. Ma non erano estranei. Evely portava al dito un anello con una grande ametista incastonata di piccoli diamanti. Il suo sguardo passò da Quentin a Ostara, e per un attimo la certezza sul suo viso si trasformò in dubbio, poi in orrore.
Quentin li guardò entrambi come un animale messo all’angolo, cercando di capire quanto sapevano. Poi Evely sorrise all’obiettivo di una macchina fotografica, felice, ignara. Ma accanto a lei, su un tavolo, c’era un telefono con un post di Facebook aperto. Un post di disperazione.
“Ci abbiamo creduto tutti”, lesse Ostara ad alta voce, e la voce le si spezzò. Evely cominciò a singhiozzare nella stanza accanto, dove sull’attaccapanni era appeso un abito da sposa. Ostara guardò il vestito, poi Quentin, poi l’anello. “Quando hai iniziato a tradirmi con lei?
” chiese, ma la sua voce era piatta, come se non appartenesse più a lei. Quentin aprì la bocca, ma nessuna parola uscì. Ostara uscì dallo studio e si fermò sotto la pioggia. Non poteva tornare a casa, non lì.
Fece un respiro profondo e tornò al loro appartamento solo per prendere una borsa. Si vestì in fretta, senza guardare le foto sul comodino. Oggi avrebbe dovuto incontrare la nuova impiegata all’agenzia di viaggi, dove lei era la dirigente. Ma prima doveva decidere cosa fare della sua intera vita.
Passò davanti a una vetrina e vide il suo riflesso, poi una figura familiare dentro al negozio. Lucille, la sorella di Quentin, la fissava con un’espressione indecifrabile. “Lo sapevi? ” chiese Ostara, e Lucille abbassò lo sguardo.
“Ci abbiamo creduto tutti, fino all’ultimo”, mormorò Lucille. Più tardi, seduta in terrazza con un bicchiere di vino, Ostara guardò il tramonto e sentì il peso di ogni promessa infranta. Il sole scomparve all’orizzonte, e lei rimase lì, immobile, a chiedersi se il dolore l’avrebbe mai lasciata andare. Non aveva un piano.
Non aveva più una casa. Ma aveva una scelta da fare, e quella scelta avrebbe cambiato tutto.


