Quella notte mi accompagnò fino a casa e fece ciò che segretamente desideravo da tanti anni. Era un giovedì qualunque, sotto la pioggia che bagnava i San Pietrini, quando lo vidi entrare nel mio…

Quella notte mi accompagnò fino a casa e fece ciò che segretamente desideravo da tanti anni. Era un giovedì qualunque, sotto la pioggia che bagnava i San Pietrini, quando lo vidi entrare nel mio...

Quella notte mi accompagnò fino a casa e fece ciò che segretamente desideravo da tanti anni. Era alto, imponente, un vero motociclista dalle spalle larghe nel suo giubbotto di pelle nera con quell’aria dura e inavvicinabile. Io ero solo un cameriere trasparente, un fantasma in grembiule che passava inosservato in un piccolo bar di Bologna. Non avrei mai immaginato che quello sguardo che mi lanciò quel giorno avrebbe cambiato tutto.

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Quel desiderio proibito, quell’attrazione potente e pericolosa era reciproca. Lui, il motociclista sposato, l’uomo dall’aspetto così virile e apparentemente irreprensibile, provava esattamente la stessa cosa. Le apparenze sono a volte le bugie più grandi. Se volete scoprire come un semplice sguardo abbia fatto esplodere due vite e ci abbia spinti sulla strada, restate, la storia inizia qui.

Era un giovedì come tanti altri. Mi sentivo invisibile, come un’ombra in grembiule scuro che vagava per il locale senza lasciare traccia. Da anni servivo caffè ristretto e piatti del giorno al caffè del mercato, quel piccolo bar incastonato tra una libreria indipendente e una farmacia nel cuore di Bologna, vicino alle due torri. I clienti entravano, ordinavano, pagavano e se ne andavano.

Il mio nome svaniva dalla loro memoria prima ancora che varcassero la soglia. Ero quel cameriere discreto, quello che sparecchiava i tavoli senza che nessuno lo notasse davvero. Quel pomeriggio, sotto una pioggia fine che rendeva lucidi i San Pietrini, tutto cambiò. L’aria era pesante, impregnata dell’odore di caffè ormai freddo.

Stavo passando meccanicamente lo straccio sul bancone di Zinco quando la campanella della porta tintinnò. Alzai lo sguardo, entrò lui, alto, solido, una presenza che riempiva lo spazio. Il suo non era uno di quegli sguardi distratti dei clienti abituali che mi attraversavano come un mobile. Ci rivedremo mentre pulivo il loro tavolo, trovai il suo accendino, un oggetto metallico consumato, freddo, al tatto, con incise solo due parole: Rule libre.

Osservò alzandosi. Ho sempre avuto bisogno della strada, delle curve, delle notti all’aperto. Robusti, malrasati, sguardo vitreo e ostile, mi individuarono subito, telefono all’orecchio e scoppiarono in una risata grassa e cattiva. Restavamo sospesi in quell’istante, cuori che battevano all’unisono di fronte all’ignoto.

All’improvviso un rombo potente invase l’aria. La nostra vita si ridusse all’essenziale. Una sera in Toscana, vicino alle rive del fiume Serchio, mentre avevamo montato la tenda accanto all’acqua che mormorava, un rumore familiare ruppe la quiete. Il mattino dopo, all’alba, alcuni ripartirono discretamente.

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