Con i documenti infilati nelle mutande, sudati per il caldo e per lo stress, la vigilante fa il giro, passa, e appena sparisce si può tirare fuori tutto. Risultati il dieci luglio, fratello. Siamo tutti con te il dieci luglio. Spero che tu sia nella live chat e che mi scriva: Frenjo, ho preso il diploma.

Ti ho mandato un regalino per posta, è un regalo. Il ragazzo col microfono in mano si muove per le strade di Lione, parlando con gli sconosciuti, cercando persone disposte a rispondere a una domanda per un video. La maggior parte rifiuta, sorride imbarazzata, dice no grazie, buona giornata. Lui insiste poco, ringrazia e riparte.
Ogni tanto qualcuno si ferma ad ascoltarlo. La gente gli chiede cos’ha preso, se ha passato l’esame. Lui risponde che non è sicuro, che vorrebbe sapere il punteggio minimo, e intanto continua a camminare. Poi vede l’uomo sulla chaise longue.
Un signore anziano, seduto davanti al suo garage, con la radio a tutto volume, un ventilatore acceso e diverse bandiere appese dietro di lui: quella francese, quella di Lione e quella del club di calcio. Sembra non preoccuparsi di niente al mondo. Il ragazzo si avvicina. Signore, lei è il capo assoluto, ha capito tutto della vita.
La sedia a sdraio, il ventilatore, lei è ufficialmente il boss di Lione. Le manca solo una bella donna, no? Sì, è vero. Posso farle una domanda per un video?
Posso mettermi accanto a lei? Il vecchio annuisce. Dice che faceva il fisioterapista. Il ragazzo ridacchia, chiede se ha massaggiato anche le donne.
Il signore sorride, conferma con un cenno. Poi gli domandano della musica: è Radio Nostalgie. E i drappelloni? Spiega paziente: uno è francese, uno di Lione, uno del club di cui è tifoso, e aggiunge che ha una casa al mare.
Il ragazzo lo guarda con ammirazione sincera. Dice che rispetta le persone a cui non importa niente del giudizio degli altri. Che quello è il vero modo di vivere. Il signore si chiama Philippe Prunier.
Il ragazzo gli stringe la mano e gli dice che anche lui ha un albero di prugne, ironizzando sul cognome. Si salutano, si fanno gli auguri, e mentre si allontana il ragazzo ripete: è un maxi boss, roba mai vista. Si ferma, riprende fiato, si sistema il microfono. Nel parco, davanti a una fontana, si siede in mezzo all’erba e si rivolge al suo chat.
Chiede consigli su come migliorare i live. Dice che con un amico, Jassir, hanno notato due problemi: la connessione instabile e la mancanza di struttura. Ammette che parla tanto di culi e di stronzate, perché lo fa ridere, e che forse dovrebbe variare i temi. Poi tira fuori la questione del nome utente: Matthéo Rivellini è lungo, difficile da ricordare.
Il chat propone alternative: Matthéo Rive, Maxi Boss, You, Rivélix. Lui accoglie le idee con entusiasmo, ne prova qualcuna ad alta voce. Rivélix gli piace, lo ripete due volte. Dice che è anche una questione di contenuto, che vuole invitare ospiti, sua moglie, la vicina di casa che è divertentissima.
Vuole fare più video, migliorare la qualità, comprare attrezzatura. Ha già ordinato Starlink e un drone. Cammina ancora, attraversa la strada di fretta, quasi viene investito. Dice al pubblico di stare attento, di muoversi.
Poi punta una coppia che si sta allenando in un parco. Una donna con un tappetino da yoga. Scopre che fa pilates all’aperto, corsi gratuiti ogni martedì alle sette di sera, organizzati da un’associazione che si chiama Swedish Fit. Lei dice che è aperto a tutti, maschi e femmine.
Il ragazzo scherza dicendo che molti vanno a guardare i culi delle ragazze. Lei risponde che lì non c’è niente da guardare, e lui ride. Le chiede quanto costa, lei dice trecentocinquanta euro l’anno, accesso illimitato. Dice che ce l’ha la sua ragazza, che vorrebbe provare.
Si salutano, lei gli suggerisce di venire a un corso gratuito. Più avanti un ragazzo lo riconosce. Vuole una foto insieme. Il ragazzo rifiuta, spiegando che si sente in imbarazzo, che non si sente autorizzato a fare foto con la gente finché non avrà fatto qualcosa di grande.
Il ragazzo insiste, dice che lo segue, che lo ammira, ma Matthéo continua a dire no, che preferisce parlare con le persone. Poi nota la bici del ragazzo, una di quelle da trial, quelle con cui si fanno i salti. Si chiama Lucas. Matthéo gli chiede se riesce a fare qualche acrobazia.
Lucas gli fa una dimostrazione: alza la ruota davanti, salta, si muove con un equilibrio incredibile. Matthéo è sbalordito, lo riprende col telefono e dice che è un talento. Scopre che Lucas fa parte di un gruppo di amanti del trial che si ritrova la domenica a Belc. Si salutano, Matthéo gli promette che un giorno, quando sarà famoso, farà foto gratis con tutti, non come certi influencer che fanno pagare.
Nel parco c’è anche un uomo con un cane. Matthéo si ferma a fare una carezza. Poi vede due tipi che fanno boxe all’ombra e li osserva un momento. Più in là, un gruppetto di persone sdraiate sull’erba, un uomo e una donna, scalzi, che sembrano fare qualcosa di strano: si passano i piedi sopra la testa, si sollevano a vicenda.
Matthéo si avvicina e scopre che è acroyoga. La donna si chiama Léa, l’uomo Léo. Spiegano che fanno figure acrobatiche, una disciplina senza competizione, senza federazione, solo per divertimento. Mostrano una figura complicata, il casta, e Matthéo si allontana prudente perché sembra pericolosa.
Dice che non è flessibile, che lui non riuscirebbe mai. Léa lo invita a provare, dice che la sua ragazza potrebbe divertirsi. Matthéo risponde scherzando che sarebbe geloso se la sua donna facesse yoga acrobatico con un altro uomo. Poi domanda se sia una disciplina professionistica.
Rispondono che farlo diventare un’attività ufficiale comporterebbe troppi problemi, questioni di soldi, rivalità, meglio così, allo stato libero. Prima di andarsene, Matthéo parla con un’altra donna del gruppo. Le chiede se le piacerebbe rifare tutto. Scherza sull’età: lei ha ventiquattro anni, è sposata, suo marito ha trent’anni.
Il ragazzo dice che anche lui vorrebbe sposarsi presto, ma prima si sistema economicamente. Dice che i video su TikTok pagano, ma che la vita vera è un’altra cosa. Poi si congeda, ringrazia tutti, e si rimette in cammino, commentando col pubblico che alcune di quelle persone erano troppo pure per quel mondo. Il gruppo continua la passeggiata.
Il sole è ancora alto, ma il parco si sta svuotando. Matthéo vuole vedere le giraffe dello zoo gratuito del parco della Tête d’Or. Camminano tra i vialetti, incrociano persone che si allenano, coppie sdraiate, bambini che giocano a pallone. Matthéo scherza su un uomo che fa jogging dicendo che non ha futuro nel calcio.
Dice che quando avrà un figlio lo metterà a giocare a calcio dal mattino alla sera, progetto Mbappé, niente di meno. Un’altra donna lo ferma: gli chiede di non farla apparire nel video. Lui tranquillizza, promette che taglierà tutto. Lei chiede dove può trovarlo, lui dà il suo account TikTok e Instagram.
Davanti al recinto delle giraffe, Matthéo si arrabbia perché gli animali non si vedono. Scopre che sono state spostate in un altro punto. Si arrampica un po’, fa per vedere attraverso una finestra. Poi nota i corvi, uno zoppica, Matthéo si china per controllare.
Dice che è triste vedere un animale ferito. Poi si mette a parlare con una famiglia, due donne con un bambino, che lo riconoscono. Una si mette le mani nei capelli, dice che non vuole finire su TikTok. Lui ripete che non pubblicherà niente, che è solo una passeggiata, un live rilassato.
Le donne si mettono a parlare della loro vita. Una è giovane, ventiquattro anni, ha un bambino piccolo. Dice che non vuole fare la casalinga per sempre, che vuole riprendere una vita sociale, anche se suo marito le ha proposto di stare a casa con il bambino. L’altra racconta che suo marito è un operatore di macchine movimento terra in una ditta americana.
Matthéo le ascolta, scherza, dice che anche lui vorrebbe una moglie casalinga, ma prima deve costruirsi una carriera. Lo incalzano chiedendogli il suo progetto. Lui spiega che dovrebbe andare a Saint-Étienne a prendere una connessione internet, ma il negozio era chiuso, così ha improvvisato un live al parco. Poi fa una prova: cammina tenendo la borsa di tela in un certo modo, chiede al pubblico se sembra uno studente di lettere, se sembra effemminato.
La risposta del chat lo fa ridere. Continua a giocare con l’immagine, cambiando postura, inventando personaggi. Quando il sole comincia a calare, Matthéo si siede su una panchina. Il telefono sta per scaricarsi, il live va avanti da più di un’ora.
Nel chat qualcuno lo invita a fare un video in un ristorante che gli piace, lui promette di organizzarlo. Ringrazia i nuovi seguaci, li saluta uno a uno: Lucas, Lilux, Mine. Dice che è stanco ma soddisfatto, che questi live improvvisati gli danno energia.
Poi guarda l’ora, raccoglie il suo zaino di tela, saluta le donne che sono ancora lì con il passeggino e riprende a camminare verso l’uscita del parco, parlando a bassa voce col microfono, raccontando al pubblico che domani si va avanti, che il progetto cresce, che ogni giorno di più la strada diventa casa.