In un drammatico intervento in diretta, lo psichiatra Paolo Crepè ha lanciato un allarme sulla situazione giovanile in Italia, commentando il caso di Afragola. Le sue parole hanno scosso l’opinione pubblica, evidenziando la grave crisi educativa che affligge le nuove generazioni e la responsabilità dei genitori.
Crepè ha descritto la generazione adulta attuale, composta da genitori tra i 40 e i 50 anni, come la più inadeguata dal punto di vista educativo. Secondo lui, molti di questi genitori non riescono a trasmettere autorità e responsabilità, lasciando i figli in un ambiente protetto ma privo di sfide reali.
La questione dei social network è stata al centro delle sue critiche. Crepè ha proposto un divieto per l’uso dei social ai minori di 16 anni, sottolineando che l’accesso precoce a queste piattaforme contribuisce al degrado culturale e personale dei giovani. Questo fenomeno, secondo lui, è sintomo di una maturità forzata che priva i ragazzi di fasi fondamentali dello sviluppo.
Inoltre, lo psichiatra ha messo in discussione l’efficacia di iniziative simboliche come le fiacolate, sostenendo che servono azioni concrete e quotidiane. Ha esortato gli adulti a essere presenti e a educare i giovani con regole chiare, senza paura di dire “no” quando necessario.
Crepè ha evidenziato un aumento preoccupante dell’uso di armi tra i giovani, un segnale di una visione distorta della realtà. Ha criticato chi giustifica episodi violenti come casi isolati, avvertendo che si tratta di un fenomeno ben più ampio che richiede un cambiamento culturale profondo.
Infine, ha lanciato un appello accorato: “Tutti devono prendersi la propria parte di responsabilità nell’educazione dei giovani.” Solo un impegno collettivo potrà prevenire tragedie come quella che ha colpito Martina Carbonaro. La società deve reagire immediatamente per affrontare questa crisi educativa e sociale.
Le parole di Crepè hanno sollevato un dibattito acceso. Cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti e resta aggiornato su questa situazione critica.