Quando ho detto alla signora Nováková che mia figlia aveva la varicella per annullare la torta che non potevo permettermi, non sapevo che un uomo stesse ascoltando da dietro il suo giornale. L’ho…

Quando ho detto alla signora Nováková che mia figlia aveva la varicella per annullare la torta che non potevo permettermi, non sapevo che un uomo stesse ascoltando da dietro il suo giornale. L'ho...

L’aria della pasticceria profumava di vaniglia e mandorle, proprio come la ricordava Jana. Ma quel giorno, quel profumo non bastava a scaldarle il cuore. Eliška, la sua bambina di quattro anni, aveva il naso incollato alla vetrina, incantata davanti a una torta colorata con un unicorno rosa e glassa arcobaleno. Era il suo sogno.

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La torta che Jana non poteva più permettersi. Tre giorni prima, l’agenzia grafica dove Jana lavorava da cinque anni aveva chiuso da un giorno all’altro. Niente preavviso, niente ultimo stipendio. Solo il vuoto.

Le avevano portato due caffè e un tè. Eliška sorrideva, felice, ignara. Jana sorseggiò il tè cercando di non guardare la vetrina. Ma sapeva che doveva farlo.

Doveva andare al bancone e annullare la torta. Si avvicinò alla signora Nováková, la proprietaria, con il cuore in gola. «Buongiorno, Janička. Come sta la festeggiata?

La torta è quasi pronta», disse la donna con dolcezza. «Signora Nováková… devo annullare la torta», mormorò Jana, con la voce rotta. Le parole le bruciavano in gola.

«Eliška ha la varicella. Non possiamo festeggiare. »

La bugia le lasciò un sapore amaro in bocca. La signora Nováková la guardò con comprensione, ma nei suoi occhi c’era una domanda che non osava fare.

Le diede il tempo di andarsene senza aggiungere altro. Jana tornò al tavolo. Si sedette, ma le lacrime non la fermarono. Eliška, dal suo posto, la vide.

«Mamma, perché piangi? »

Jana si asciugò gli occhi. «Niente, tesoro, mi è caduto qualcosa nell’occhio. »

Mentre Eliška la guardava con i suoi grandi occhi azzurri, Jana sentì un nodo alla gola.

In un angolo della pasticceria, Tomáš osservava la scena dietro il suo giornale. Aveva visto tutto. La donna che cercava di nascondere le lacrime, la bambina che si sforzava di sorridere. Aveva sentito le parole: varicella, torta, denaro.

Non era un uomo abituato alle emozioni, ma qualcosa in quella scena lo toccò nel profondo. Si alzò e si avvicinò al bancone. «Signora Nováková, quella è la torta con l’unicorno? »

«Sì, signore.

»

«La prendo io. Mia figlia adora gli unicorni. »

Jana alzò lo sguardo. Lui le sorrise, un sorriso che non capiva.

La signora Nováková annuì e cominciò a incartare la torta. Eliška si avvicinò alla mamma, con il labbro che tremava. «Mamma, lui prende la mia torta? »

Tomáš si chinò all’altezza di Eliška.

«Sai, principessa, la mia bambina ha gli stessi gusti. Ma ho un’idea: facciamone fare un’altra per te, domani. Con più stelle e più brillantini. Te la offro io, va bene?

»

Il viso di Eliška si illuminò. «Con l’unicorno? »

«Con l’unicorno più bello del mondo», promise lui. Jana si sentì a disagio.

Voleva protestare, ma vide la gioia negli occhi di sua figlia e capì che non poteva rovinare quel momento. Tomáš pagò la torta e se ne andò con un cenno del capo. Jana lo guardò allontanarsi, confusa e grata. Tornata a casa, mentre Eliška disegnava unicorni, Jana passò la serata a cercare lavoro.

Annunci, curriculum, mail. Tutto sembrava inutile. Nel suo appartamento affacciato sulla Moldava, Tomáš posò la torta sulla cucina. La sua bambina, Kristýnka, non c’era più.

Era morta in un incidente d’auto cinque anni prima. Quel giorno, nella pasticceria, rivedere la gioia di Eliška gli aveva ricordato ciò che aveva perso. Prese il telefono e chiamò il suo assistente, Martin. «Trova informazioni su una donna, Jana.

Ha una bambina di quattro anni, Eliška. Discretamente. »

Il giorno dopo, Jana si svegliò decisa. Doveva trovare un modo per stare in piedi.

Ma mentre si preparava, il campanello suonò. Alla porta c’era un corriere con una busta per Eliška. Jana aprì la busta con mani tremanti. Dentro c’erano due biglietti aerei per il Legoland in Danimarca e un biglietto: «Che si avveri anche questo sogno.

Tomáš». Jana rimase senza fiato. Come faceva a sapere del sogno di Eliška? Nessuno poteva saperlo…

tranne, forse, chi aveva indagato su di loro. La signora Nováková, il giorno dopo, le diede una spiegazione: «Ti ha chiesto informazioni, Janička. Era preoccupato per te. Mi ha lasciato il suo numero.

Vuole parlarti. »

Jana prese il biglietto da visita. Tomáš Novák, CEO di TN Group. Da lì a poco, una telefonata cambiò tutto.

«La sua torta era per mia figlia, signora Dvořáková. Ma ho una proposta migliore: abbiamo bisogno di una graphic designer con orari flessibili. Le interessa? »

Jana accettò.

Un lavoro, uno stipendio, la possibilità di tirare avanti. Ma la domanda continuava a tormentarla: perché? Il giorno del colloquio, Tomáš fu professionale. Le offrì un contratto part-time con uno stipendio dignitoso.

«Potrà portare Eliška a scuola e prenderla al pomeriggio. Le va? »

Jana non poteva rifiutare. Era la sua unica via d’uscita.

Il tempo passò. Il viaggio in Legoland fu magico. Eliška non smetteva di sorridere. E Jana, suo malgrado, cominciò a vedere Tomáš sotto una luce diversa.

Non era un uomo freddo. Era un uomo segnato. Lo si vedeva in certi silenzi, in certi sguardi. Una sera, nel suo ufficio, Tomáš la fece accomodare.

«Signora Dvořáková… Jana. È ora che le dica la verità. »

Jana si irrigidì.

«Quella storia di mia figlia… Kristýnka doveva compiere gli anni lo stesso giorno di Eliška. Ma cinque anni fa è morta in un incidente. Da allora ho vissuto solo di lavoro.

»

La voce gli tremò. «Quando l’ho vista in pasticceria, con la sua bambina che piangeva, ho visto mia figlia. Le ho visto addosso la disperazione che ho provato io. E ho capito che dovevo fare qualcosa.

Per Eliška. Per me. »

Jana sentì il cuore spezzarsi. Non era stata carità.

Era dolore che aveva trovato un altro dolore. «Lei e Eliška mi avete ridato qualcosa che credevo perduto. La speranza. »

Jana rise tra le lacrime.

«E io pensavo fosse solo generosità. »

«No. È molto di più. »

Da quel giorno, il loro legame cambiò.

Tomáš cominciò a prendere Eliška da scuola, a portarla al parco, a raccontarle storie di unicorni. E Jana cominciò a guardarlo come non aveva mai guardato nessuno. Un pomeriggio, mentre Eliška giocava sull’altalena, Tomáš le prese la mano. «Sai, Jana…

quando ti ho vista quel giorno, pensavo di poter aiutare una sconosciuta. Ma tu e Eliška avete fatto molto di più: mi avete restituito la vita. »

Jana lo guardò. «E tu ci hai restituito il futuro.

»

Da quella mezza verità sulla torta, era nato un legame che nessuno dei due aveva cercato. E forse, chissà, anche qualcosa di più bello di qualsiasi torta con l’unicorno.