Non avevano trattenuto il fiato per il vestito. Trecento candele ardevano nella sala da ballo di casa Rothmir quella sera, e ognuna di esse sembrava piegarsi verso la ragazza in piedi da sola in mezzo al pavimento. L’abito era stato tagliato dalla spalla alla vita. La seta pendeva lenta dietro di lei come una tenda che qualcuno aveva scostato, ma la sala non stava fissando il vestito rovinato.

Stava fissando ciò che il vestito aveva nascosto. Non si coprì. Non scappò. Rimase immobile davanti a un duca, agli amici di sua madre, e alla donna che lo aveva fatto.
E li lasciò guardare, perché aspettava da tre anni una notte così. Il suo nome, per quanto ne sapeva chiunque in quella casa, era Miss Gray. Era dama di compagnia della Duchessa vedova di Rothmir da undici settimane. Leggeva i giornali ad alta voce la mattina.
Caricava gli orologi. Scriveva lettere per una vecchia signora i cui occhi avevano ceduto, ma la cui mente non aveva affatto ceduto. Era pagata quaranta sterline all’anno. Mangiava la cena su un vassoio, e non era mai stata invitatain sala da ballo in undici settimane.
Quella notte, la vedova cambiò idea. "Scenderai,"disse la vecchia signora,dalla sedia accanto al fuoco,"e indosserai l’azzurro. ""Ho i miei doveri, Vostra Grazia. ""Hai un solo dovere.
Fare ciò che dico io. "La vedova batté due volte il bastone sul pavimento,che era il suo modo di chiudere una conversazione. "E voglio sapere che aspetto hanno gli ospiti di mio nipote quando credono che nessuno li guardi. Hai occhi buoni.
Prestameli. "
Così indossò l’azzurro. Non era un abito pregiato. Era stato rifatto due volte,e il pizzo alle maniche era più vecchio di lei,ma calzava bene.
E quando scese la grande scalinata alle nove e mezzo, tre gentiluomini separati si voltarono a guardarla,e uno di loro le chiese di ballare. Disse di sì. Non avrebbe dovuto dire di sì. Lo seppe nel momento stesso in cui la parola le uscì di bocca.
Era venuta inquella casa per una sola ragione,e la ragione non aveva nulla a che fare col ballo. Era due piani più sopra, dietro una porta di quercia chiusa a chiave alla fine del corridoio est,nella stanza dove la famiglia teneva le sue carte. Undici settimane che aspettava una chiave. Undici settimane di buona condotta e di lettere piegate e di sì, Vostra Grazia.
E non si era avvicinata di un solo passo. Ma la musica iniziò,e un uomo le tese la mano. E lei aveva ventitré anni,e non ballava dalla morte di suo padre. Così ballò.
Ballò due quadriglie. Rise una volta ad alta voce e si vergognò del suono. Sentì il calore salirle al viso e pensò:"Solo stasera. Solo per un’ora.
Domani tornerò a essere prudente. "Fu allora che notò Lady Augusta Verrel che la osservava da presso il caminetto. Lady Augusta avrebbe sposato il duca in primavera. Lo dicevano tutti.
Era bella nel modo incui le cose costose sono belle: fredda,e molto ben fatta,e non aveva smesso di sorridere per tutta la sera. Sorrideva anche ora. Sorrideva direttamente a Miss Gray,e dietro quel sorriso non c’era proprio nulla. La musica girò,i ballerini girarono con essa,e nella calca del cambio,qualcuno le venne vicino da dietro,abbastanza vicino da farle sentire il fruscio delle gonne contro le sue.
Sentì un piccolo strattone alla spalla. Niente più di quello. Il genere di cosa che capita cento volte in una stanza affollata. Poi l’aria le toccò la schiena.
Non lo capì all’inizio. Era una linea fredda tracciata lentamente verso il basso dalla spalla destra alla base della colonna vertebrale,e la sua mente cercò una spiegazione e non ne trovò nessuna. Una corrente d’aria, una finestra aperta, qualcuno che aveva rovesciato un bicchiere. Poi la musica si fermò.
Non tutta insieme. I violini smisero per primi,poi il violoncello,una battuta in ritardo,e poi nulla. E nel silenzio che seguì,sentì una signora vicino alle finestre dire con chiarezza:"Oh, buon Dio. "
Miss Gray rimase in mezzo alla pista e capì che tutti la stavano guardando.
Il suo cavaliere le aveva lasciato la mano. La stava fissando,e poi fissava il pavimento,e poi fece un passo indietro. Il modo incui un uomo fa un passo indietro da una cosa a cui non vuole essere associato. Dietro di lei,la seta scivolò giù.
Sentì il peso lento cadere via dalle scapole e restare lì. A sessanta piedi di distanza,Lady Augusta Verrel si voltò verso il caminetto. La sua mano si mosse una volta al fianco. Qualcosa di piccolo e luminoso tornò dentro il suo guanto.
La sala aspettava che la ragazza si coprisse. È così che fanno le ragazze. Si coprono,e piangono,e corrono verso la porta con le mani incrociate sulla schiena,e tutti ne parleranno per una settimana e poi parleranno d’altro. E la ragazza sarà andata via prima di mattina e nessuno ne parlerà mai più.
Era così che andava. Tutti inquella sala da ballo lo sapevano. Miss Gray non corse. Alzò il mento.
Si voltò lentamente così che tutta la sala potesse vedere. E rimase in mezzo al pavimento di casa Rothmir con la schiena nuda davanti a trecento candele. E il suono che uscì da quella folla non fu quello che si aspettava. Non fu risata.
Non fu scandalo. Fu un basso,raggelante suono di orrore,il suono che la gente fa davanti alla scena di un incidente. E venne da ogni angolo della stanza contemporaneamente. Perché non stavano guardando un vestito tagliato.
Per tutta la lunghezza della sua schiena,dall’alto della spalla destra fino a sotto le costole,correva una cicatrice. Era larga e pallida e solcata,e aveva la forma contorta particolare che solo una cosa al mondo produce. Era una bruciatura,una vecchia,una terribile,il genere che una persona non sopravvive senza aiuto e non porta senza ricordare ogni giorno della propria vita come se l’è procurata. Per undici settimane l’aveva abbottonata via sotto lana grigia,e aveva detto a una duchessa che aveva freddo la sera.
Per tre anni si era vestita al buio,e ora quattrocento occhi erano su di essa,e non c’era posto al mondo dove metterla. Tenne il mento alto. Guardò dritto davanti a sé. Lasciateli guardare,pensò.
Lasciateli guardare tutti. Mi avete preso il nome e mio padre e la mia casa e questa è l’ultima cosa che ho e non la nasconderò per voi. E poi sentì dei passi. Attraversarono veloci il pavimento e la folla si aprì davanti a loro.
Non voltò la testa. Aveva già deciso che non avrebbe voltato la testa per nessuno. Qualcosa di pesante le cadde sulle spalle,caldo,che odorava di fumo e di cedro: la giacca da sera di un uomo. Il Duca di Rothmir era in piedi davanti a lei.
L’aveva vista forse sei volte in undici settimane,sempre da lontano,sempre mentre usciva da una stanza in cui lei stava entrando. La gente diceva che era orgoglioso. Dicevano che non era più lo stesso da quando era succeduto al titolo. Era alto e scuro,e aveva un viso come una porta chiusa.
E lei aveva passato tre anni a odiare tutto ciò su cui era scritto il suo nome. Non stava guardando il suo viso. Era diventato bianco,non pallido. Bianco nel modo incui un uomo diventa quando il pavimento si muove sotto di lui.
Stava guardando il bordo della cicatrice dove spuntava sopra il collo della sua giacca,e la sua mano si era fermata a mezz’aria,strada verso la sua spalla,e tremava. "Dove,"disse. "Dove l’hai presa? "La sua voce non era arrabbiata.
Era la cosa a cui avrebbe pensato dopo,al buio,per molto tempo. La sua voce non era affatto arrabbiata. Si stava spezzando. Nessuno rispose.
La Duchessa vedova di Rothmir era stata portata giù in sala da ballo alle dieci,come veniva portata giù a ogni ballo in una portantina retta da due valletti,e sedeva accanto al fuoco come un pezzo d’arredamento. Aveva ottant’uno anni. Non poteva vedere attraverso una stanza,ma poteva sentire una stanza che ammutoliva,e aveva ascoltato quel particolare silenzio per quasi un minuto. "Julian,"disse.
Il duca non si voltò. "Julian. "Il bastone batté due volte il pavimento,e il suono attraversò la sala da ballo come un colpo di pistola. "Porta quella ragazza fuori da questa stanza prima che un’altra persona apra bocca.
E fra venti minuti mi manderai a chiamare,e mi dirai esattamente cosa è successo qui,perché intendo essere molto sgradevole in proposito,e vorrei sapere chi se lo merita. "Quello ruppe l’incantesimo. Qualcuno rise troppo forte. Qualcuno chiamò i musicisti.
Il duca le mise una mano sotto il gomito,non stringendo,solo lì,e lei uscì dalla sala da ballo di casa Rothmir con la sua giacca sulle spalle,e trecento persone che fingevano di non guardarla andare via. Sulla porta,si voltò una volta. Lady Augusta Verrel era esattamente dove era stata tutta la sera,accanto al caminetto,con un bicchiere di ratafià in mano,e la testa leggermente inclinata da un lato. Sorrideva ancora.
La ragazza che si faceva chiamare Miss Gray aveva un altro nome,e quello era Cordelia Vain. E tre anni prima,era stata la figlia di un uomo che contava i soldi degli altri per vivere. Thomas Vain non era un gentiluomo. Era meglio di un gentiluomo,soleva dire,perché un gentiluomo non sapeva fare di conto.
Teneva i libri contabili per tre case di spedizione,due banche,e un ducato. E li teneva da un edificio stretto di mattoni in Coleman Street,col suo nome su una targa di ottone accanto alla porta. E sua figlia sedeva alla scrivania nell’angolo,perché non aveva mai potuto permettersi un impiegato vero,e perché era più veloce di qualsiasi impiegato avesse mai assunto. Aveva una bella calligrafia e una testa ancora migliore.
A diciannove anni,poteva trovare un errore in una colonna di quattrocento cifre. Il modo incui altre persone trovano una nota storta in una canzone. Suo padre soleva portarle le colonne solo per guardarla fare. Guarda un po’ qui,soleva dire a nessuno.
Guarda cosa ho fatto. Nel gennaio di quell’anno,smise di portarle le colonne. Invece tornava a casa tardi. Smise di mangiare.
Bruciò le sue stesse carte nel caminetto,cosa che non gli aveva mai visto fare in vita sua. E quando lei gli chiese cosa c’era che non andava,lui disse affari. E quando lei glielo chiese di nuovo,lui disse:"Cordelia,ti prego. "E qualcosa nella sua voce la spaventò così tanto che non chiese una terza volta.
Ci aveva pensato molto,da allora. Aveva vent’anni,e non aveva chiesto una terza volta. Il quattordici marzo lavorarono fino a tardi insieme. Ricorda la nebbia che saliva dal fiume.
Ricorda suo padre in piedi alla finestra,con la schiena voltata verso di lei per molto tempo,e poi dire con calma,senza voltarsi:"Ho fatto una cosa che non posso disfare,ma posso ancora rimetterla a posto. Mi capisci? "Lei disse no. Lui disse lo capirai.
Poi ci fu un vuoto. Un vuoto assoluto per un periodo di tempo che non è mai riuscita a misurare. E poi ci fu il calore,e un suono come il mare,e un peso attraverso la schiena da cui non riusciva a liberarsi. Ci fu una voce maschile sopra di lei,molto vicina,che gridava parole a cui non riusciva ad aggrapparsi.
Ci fu l’essere sollevata. Ci fu aria fredda e pietra bagnata e qualcuno che le premeva qualcosa contro la bocca. E poi un letto in un reparto di carità undici giorni dopo,e un’infermiera che diceva la parola padre al passato. L’inchiesta durò quaranta minuti.
Thomas Vain,quarantotto anni,di Coleman Street,era stato trovato colpevole di aver falsificato i conti appartenenti al Ducato di Rothmir per un valore di novemila sterline. Di fronte alla scoperta,il coroner disse,aveva dato fuoco al suo stesso ufficio per distruggere le prove e non aveva lasciato l’edificio. Il verdetto fu suicidio in stato di infermità mentale. Ci fu un paragrafo sulla figlia ferita,che si prevedeva si sarebbe ripresa.
Non ci fu nessun paragrafo su nient’altro. Lo seppellirono fuori dal muro,perché è lì che seppelliscono uomini così. E un impiegato dei legali del ducato venne alla casa in Bell Yard con un inventario,e prese i mobili,le posate,i libri,l’orologio che sua madre aveva portato dal Norfolk,e la scrivania nell’angolo dove soleva sedersi. Aveva vent’anni.
Aveva una bruciatura dalla spalla alle costole che trasudava attraverso la camicia per quattro mesi. Aveva undici sterline. E aveva un’altra cosa. Quando le tagliarono i vestiti di dosso nel reparto di carità,un’infermiera trovò la sua mano destra chiusa così stretta che dovettero aprire le dita una a una.
Dentro c’era un pezzo di carta,non più grande di una carta da gioco,annerito e bruciato su tre bordi e strappato lungo il quarto. Portava parte di una riga,il fondo di una colonna di cifre nella calligrafia di suo padre,e una parola di un’intestazione. Suo padre glielo aveva messo lì. Non ne ha memoria,e non ne ha mai dubitato.
Era stato inquell’edificio con lei,e a un certo punto,in tutto quel calore e quel rumore,un uomo morente aveva preso la mano di sua figlia e l’aveva chiusa intorno a un pezzo di registro e l’aveva fatta aggrappare. Non fai così se ti vergogni di ciò che c’è nel libro. Fai così se vuoi che qualcuno trovi il resto. Tre anni.
Tre anni di una stanza sul retro a Southwark e di cucito a lume di candela,di rialzare il collo e mangiare una volta al giorno,di scrivere lettere a legali che non rispondevano e a giornali che risposero una volta sgarbatamente. Imparò che un uomo morto non può essere diffamato,e quindi non può essere difeso. Imparò che il ducato di Rothmir impiegava quattro studi legali distinti e che nessuno di loro l’avrebbe ricevuta. Imparò che i registri di una grande casa non si tengono in un ufficio.
Si tengono nella casa. E nel gennaio appena trascorso,lesse nelle colonne di annunci che la Duchessa vedova di Rothmir cercava una dama di compagnia,nubile,di buona calligrafia e voce di lettura chiara,referenze essenziali. Le referenze erano false. Le aveva fatte lei stessa al tavolino a Southwark con tre penne diverse,e erano buone perché aveva passato l’infanzia imparando come si fa un documento falso e come si smaschera.
Era entrata inquella casa undici settimane prima con il nome da nubile di sua madre e una scatola chiusa a chiave sotto il letto,e aveva aspettato. Non aveva pianificato il ballo. Non aveva pianificato di ballare. Non aveva certo pianificato di stare davanti a quattrocento persone con l’unica cosa che non poteva mai spiegare squarciata lungo la schiena.
Ma quando il Duca di Rothmir le aveva chiesto dove si era fatta quella cicatrice,in una voce che si era spezzata a metà,un pensiero le era passato per la testa prima di ogni altro,freddo e pulito come un coltello: Lui sa. Qualcuno inquesta casa sa cosa è successo inquell’edificio. E non sono più a undici settimane dal scoprirlo. Sono a undici piedi.
La misero nella piccola biblioteca e la lasciarono sola per due ore. Nessuno la congedò. Quella era la cosa strana. Una dama di compagnia che ha fatto spettacolo di sé nella sala da ballo della sua datrice di lavoro di solito non viene lasciata in una bella stanza con un fuoco e un vassoio di tè.
Di solito viene messa nel corridoio con la sua scatola. Ma a mezzanotte la porta si aprì,e la vedova fu portata dentro,e i valletti furono mandati via,e la vecchia signora sedeva guardando nella sua direzione generale con quegli occhi pallidi,inutili,terribili. "Mi dicono,"disse,"che ha una bruciatura. ""Sì, Vostra Grazia.
""Quanto vecchia? ""Tre anni. ""Ah,"disse la vedova. Tutto qui.
Ah. Ma lo disse nel modo incui una persona lo dice quando una cosa è stata finalmente messa al suo posto. E Cordelia sentì i peli sulle braccia rizzarsi. "Vostra Grazia,se desidera che lasci la casa,andrò stanotte e non chiederò la paga.
""Siediti,bambina. ""Vostra Grazia,mi siedo. "Il bastone batté una volta. "Resterai.
Resterai perché ho ottant’uno anni e non è successo nulla inquesta casa per nove anni,e stanotte è successo qualcosa,e intendo vedere in cosa si trasformerà. "Si voltò,ascoltando verso la sedia. "E poi non ho mai,in tutta la mia vita,simpato per la ragazza che ora versa il tè. Mio nipote sarà via per un’ora.
È andato a guardare un rapporto sui pompieri del milleottocentosedici,che tiene nella sua scrivania,e che tira fuori più spesso di quanto pensi che io sappia. "
Le mani di Cordelia si fermarono sulla teiera. Due piani sopra di loro,alla fine del corridoio est,la porta della piccola camera da letto azzurra si aprì. Lady Augusta Verrel era stata molto attenta a farsi vedere salire con un mal di testa.
Era stata vista da due cameriere e dal valletto personale del duca,e aveva chiuso la sua porta rumorosamente,e poi aveva percorso il corridoio in calze. Non sapeva cosa stesse cercando. Sapeva solo cosa aveva sentito in sala da ballo quando Julian aveva attraversato il pavimento di corsa,e non c’entrava nulla con la schiena di una serva,e c’entrava tutto con lo sguardo sul suo viso. Setacciò i cassetti prima,e non trovò nulla.
Setacciò gli armadi e trovò quattro vestiti grigi e uno azzurro. Setacciò la scrivania e trovò inchiostro e quaranta sterline di nulla. Poi si inginocchiò e tirò fuori la scatola da sotto il letto. Era chiusa a chiave.
La serratura era a buon mercato,e Augusta aveva una forcina. E dentro c’era un fascio di carte legato con spago,una partecipazione di morte con bordo nero per un uomo chiamato Thomas Vain,e piegata in un quadrato di lino pulito. Il modo incui si piega una reliquia:un pezzo di carta bruciata non più grande di una carta da gioco. Augusta la girò due volte.
Era spazzatura,un angolo strappato con mezza colonna di cifre,e una parola sopra che era stata tagliata a metà così che ne restava solo la prima parte. Stava per rimetterla a posto. Ma era stata allevata in una casa dove di soldi si parlava a colazione. E suo padre doveva undicimila sterline che non poteva pagare.
E il suo fidanzamento era l’unica cosa tra la sua famiglia e la bancarotta. E aveva appena visto il suo futuro marito attraversare una sala da ballo di corsa per un’altra donna. Così prese il pezzo di carta e scese. Non lo portò al duca.
Lo portò all’unico uomo inquella casa che l’aveva sempre trattata da pari sua,che le aveva detto entro una settimana dal suo arrivo che Julian era un ragazzo difficile,ma che non doveva scoraggiarsi,che le prestava romanzi e chiedeva di sua madre,e aveva due volte pagato in silenzio la fattura di una sarta che non avrebbe potuto spiegare. Lord Marcus Rothmir era ancora sveglio. Era sempre sveglio. Prese il pezzo di carta da lei con un sorriso e lo tenne su alla lampada e lesse le sette cifre e mezzo e la parola spezzata sopra.
Il sorriso non andò da nessuna parte. Semplicemente smise di significare qualcosa. "Dove l’hai preso? ""Dalla stanza della dama di compagnia.
Zio,non è nulla. È un pezzo di un vecchio conto. ""Dov’è ora? ""In biblioteca con la vedova.
""Zio,mi stai facendo male alla mano. "Lord Marcus le lasciò andare il polso. Si voltò verso la lampada e per un momento guardò il piccolo angolo bruciato di carta nel modo incui un uomo guarda un viso che gli è stato assicurato,in ottima fede,essere sotto terra da tre anni. "No,"disse piano.
"No,cara mia,hai fatto molto bene a portarmelo. Molto bene. "Lo piegò via nel panciotto. "Ora va a letto.
E Augusta,non ne parlerai con Julian. Non domani,non mai. ""Perché no? "Lord Marcus le sorrise,e Augusta Verrel,che non era una donna gentile e non aveva mai finto di esserlo,sentì qualcosa di freddo muoversi attraverso la nuca.
"Perché sono estremamente affezionato a te,"disse,"e mi dispiacerebbe moltissimo se qualcosa accadesse a tuo padre. "
Entrò in biblioteca all’una e venti con una cartella di cuoio sotto il braccio. Non si era cambiato. Non aveva dormito.
C’era un segno sul polsino della camicia dove aveva appoggiato la mano a una finestra bagnata da qualche parte inquella casa e c’era rimasto per un po’. "Nonna. ""Hai impiegato il tuo tempo. ""Sono andato a prendere una cosa.
""So cosa sei andato a prendere,"disse la vedova. "La vai a prendere da tre anni. Siediti,Julian,e mettila sul tavolo,e smettila di startene lì sopra la ragazza come un uomo che sta per dire qualcosa di cui si pentirà. "Mise la cartella sul tavolo tra di loro e non la aprì.
Cordelia guardò le sue mani piuttosto che il suo viso. Non erano le mani di un duca. C’era una cucitura bianca attraverso il dorso della destra,che correva dal nodo del pollice verso il polso,vecchia e piatta e lucida,e ne aveva viste abbastanza nel reparto di carità per sapere esattamente cosa l’aveva fatta. "Miss Gray,"disse.
"Vostra Grazia,non è il suo nome. "Lei non disse nulla. "Può anche dirmelo. Ho un uomo a Southwark da martedì.
"Lo disse senza alcun piacere. "Ha dato all’agenzia un indirizzo in Bell Yard. Non c’è famiglia col nome Gray in Bell Yard da vent’anni. ""Non sapevo cosa stessi cercando.
Sapevo solo che leggevi a mia nonna la mattina,e che sussultavi quando i valletti accendevano le lampade. ""Molte persone non amano il fuoco,Vostra Grazia. ""Non nel modo incui lo evita lei. "L’orologio sulla mensola del caminetto continuò il suo lavoro.
Da qualche parte sotto di loro,una porta si chiuse,e l’ultima delle carrozze si allontanò sulla ghiaia,e trecento persone andarono a casa a parlare di ciò che avevano visto. Aveva provato questo momento per tre anni. Si era sdraiata in una stanza fredda a Southwark e aveva costruito la conversazione cento volte,e in ogni versione,era lei a tenere il coltello,e diceva il nome come un colpo. Non aveva mai immaginato di dirlo a un uomo che sembrava già saperlo.
"Mi chiamo Cordelia Vain,"disse. "Mio padre era Thomas Vain. Teneva i conti del suo ducato. Tre anni fa,i legali della sua famiglia dissero a un coroner che aveva rubato novemila sterline e bruciato il suo stesso ufficio per nasconderlo e si era lasciato morire nell’incendio.
Lo seppellirono fuori dal muro. E ho passato ogni giorno da allora a cercare di far sì che qualcuno,chiunque,guardasse di nuovo i suoi registri. "
Si aspettava che si alzasse,che suonasse il campanello,che diventasse freddo e cortese e la facesse portare in strada con la sua scatola,che era ciò che aveva sempre immaginato sarebbe successo nel momento in cui l’avesse detto ad alta voce inquella casa. Il Duca di Rothmir mise entrambe le mani piatte sul tavolo e abbassò la testa,e per un momento non sembrò in grado di parlare affatto.
"Vain,"disse. "Il suo nome è Vain. ""Julian. ""Tre anni.
"Disse tre anni e lei le legge i giornali da gennaio. ""Julian. "Il bastone batté. "Diglielo ora.
Guardala in faccia e diglielo,o ti giuro che lo farò io,e lo farò male. "Alzò la testa. "Miss Vain,"disse. "Io c’ero.
"La stanza fece un mezzo giro lenta intorno a lei. "Ero in Coleman Street la notte del quattordici marzo. Ero andato all’ufficio di suo padre alle nove di sera,perché mi aveva scritto due volte quella settimana,e non avevo risposto a nessuna delle due lettere,e avevo passato la giornata a sentirmi dire da quattro uomini diversi che Thomas Vain era un seccatore che voleva lamentarsi del modo incui il ducato conduceva i suoi affari. "La sua voce era diventata molto piatta e uniforme,la voce di un uomo che legge qualcosa che ha scritto così da non doverlo sentire mentre lo dice.
"Avevo ventiquattro anni. Ero duca da undici mesi. Non capivo una pagina su dieci dei miei stessi conti e me ne vergognavo. E così feci ciò che fanno gli uomini vergognosi.
Lasciai che altri li gestissero. E quando un impiegato mi scrisse due volte,dissi al mio segretario di occuparsene. E poi il giovedì non riuscii a dormire,e mi alzai,e presi una carrozza,e andai giù da solo a sentire cosa aveva da dire. ""Basta,"disse Cordelia.
"Quando svoltai nella strada,il piano superiore era già in fiamme. ""Basta. ""C’era un uomo in piedi sulla strada fuori,"disse il duca,"che non entrava,in piedi,a guardare le finestre,e quando vide la mia carrozza,si allontanò con calma verso Lothbury. E non vidi il suo viso,e ho pensato a quell’uomo ogni notte per tre anni.
"Girò la mano sul tavolo,con il palmo in su così che la cucitura bianca si vedesse. "La porta sulla strada era aperta. La scalinata era andata. C’era una ragazza sul pavimento della stanza sul davanti con una trave attraverso la schiena e i capelli che bruciavano,e non potevo sollevare la trave da solo,e un uomo dell’angolo venne dentro da dietro di me e la facemmo insieme,e la portammo fuori sulla strada.
"Cordelia aveva smesso di respirare da qualche parte a metà. "Non era cosciente. Non disse una parola. C’era un pezzo di carta nella sua mano,e quando cercai di prenderlo per vedere cosa fosse,il suo pugno si chiuse su di esso così forte che non riuscii ad aprirle le dita.
"Lo disse quasi con dolcezza. "Così la lasciai tenerlo. E l’uomo disse che c’era un reparto di carità a San Bartolomeo che l’avrebbe presa quella notte,e la misi nella mia stessa carrozza,e gli diedi una sovrana,e gli dissi che sarei seguito entro un’ora. ""Non l’hai seguito.
""Tornai indietro all’edificio,"disse. La vedova fece un piccolo suono sulla sua sedia. "Tornai indietro perché sentivo un uomo che gridava dentro al piano terra,sul retro. E arrivai fino al corridoio quando il soffitto mi cadde addosso attraverso di esso,e è lì che mi sono fatto questa mano,e due uomini dell’ufficio dei pompieri mi tirarono fuori dalla porta per il cappotto e mi tennero in strada mentre bruciava.
"Rimase in silenzio un momento. "Quando arrivai a San Bartolomeo,erano le quattro del mattino,e c’erano nove donne inquel reparto,e nessuno dei nomi mi diceva nulla. Non sapevo il suo nome. Non l’ho mai saputo.
Chiesi alla scrivania di una ragazza portata da un incendio,e dissero che ce n’erano quattro,e una di loro era morta alle due,e guardai quella,e non era lei. E poi,"disse il duca,"lessi sui giornali del lunedì che Thomas Vain si era ucciso. E andai da mio zio,che aveva gestito il ducato per me da quando avevo quattordici anni. E dissi che c’era stata una figlia,e che volevo che fosse trovata e provveduta,e mio zio mi disse che la figlia era morta per le ferite il diciannove.
"Il fuoco crepitò nel caminetto. "Mi mostrò la registrazione. "disse il duca. "Aveva una lettera di un medico.
Ce l’ho in quella cartella da tre anni,e l’ho letta forse duecento volte. "Aprì la cartella di cuoio alla fine,e la girò e la spinse attraverso il tavolo verso di lei. "Sta guardando il suo stesso certificato di morte,Miss Vain. È costato a mio zio quattro ghinee,e è l’unico motivo per cui ho smesso di cercarla.
"
Lei guardò giù. Cordelia Anne Vain,Nubile,di vent’anni,di Bell Yard,morta il diciannove marzo per ustioni e febbre. C’era il nome di un medico in fondo che non aveva mai sentito in vita sua,e sotto,una nota di un’altra mano,piccola e regolare e molto ordinata,che registrava che la defunta era stata sepolta a spese del Ducato di Rothmir come atto di carità. Era vissuta in una stanza sul retro a Southwark,rialzando il collo e mangiando una volta al giorno.
Qualcuno aveva pagato quattro ghinee per seppellirla. "Perché,"disse. La sua voce uscì storta. "Perché qualcuno si sarebbe preso la briga di farlo?
Non avevo nulla. Non ero nessuno. Ero la figlia di un impiegato con undici sterline e la schiena bruciata,e non riuscivo a far leggere la mia lettera a un legale. E qualcuno inquesta casa si è seduto e ha pagato quattro ghinee per scrivermi sotto terra.
""Sì,"disse il duca. "Perché? Perché era nell’edificio,"disse. "E perché teneva i libri di suo padre.
"Lei rimase immobile. "Miss Vain,ho passato tre anni a imparare a leggere un conto. Non sono bravo. Sono migliore di prima.
E ci sono novemila sterline mancanti dai conti Rothmir tra il milleottocentododici e il milleottocentosedici. E la mano di suo padre è su quelle registrazioni. E non credo per un solo momento che abbia preso uno scellino di quel denaro,perché un uomo che ruba novemila sterline non scrive al suo duca due volte in una settimana chiedendo di essere ricevuto. ""Le ha scritto,"disse lei.
"Due volte? Cosa dicevano? ""Non lo so,"disse il Duca di Rothmir. "Non erano in casa quando le cercai.
Non erano nel libro del mio segretario. Non erano da nessuna parte. "Chiuse la cartella. "È così che ho cominciato a capire,piuttosto lentamente,e circa due anni più tardi di quanto avrei dovuto,che qualcuno inquesta famiglia è stato molto attento con la carta.
"Il bastone della vedova batté due volte. "Julian,è quasi le due. Portala di sopra. "Entrambi si voltarono.
"Non a letto,"disse la vecchia con enorme disprezzo. "Buon Dio,alla stanza degli archivi. Giri intorno a quella porta da due anni come un cane intorno a un riccio perché non sa leggere un registro,e io non posso vederne uno,e c’è una ragazza inquesta casa da gennaio che potrebbe smontare una colonna delle cifre di suo zio prima di colazione. "Si appoggiò allo schienale.
"Dalle la chiave,Julian,e prendi una lampada,e salite per le scale sul retro,e non far vedere a Pritchard. "
La stanza degli archivi di casa Rothmir era lunga e stretta e fredda,con una finestra sbarrata in fondo,e scaffali fino al soffitto su entrambi i lati. Odorava di polvere e di vecchia pelle,e leggermente,sotto,timore. Duecento anni di carte di una famiglia erano inquella stanza.
Ruoli delle rendite,atti di recinzione,contratti di matrimonio,uno scaffale di scatole di latta con nomi dipinti sopra. I registri contabili del ducato erano sulla parete nord,un volume all’anno,in vitello marrone. Cordelia Vain stava davanti a loro con una lampada in mano e non riusciva a farsi raggiungere. "Miss Vain,non sono spaventata,"disse.
"Non ho detto che lo sei. ""Ho voluto essere inquesta stanza per tre anni. "La sua mano tremava così tanto che la luce si muoveva sugli scaffali. "E preferisco stare qui un momento più a lungo,perché al momento mio padre è innocente,e tra quattro minuti potrebbe non esserlo più.
"Il Duca di Rothmir le prese la lampada di mano e la tenne su per lei. "Allora scopriamolo,"disse. Prese giù il volume del milleottocentosedici. Conosceva quella calligrafia prima ancora di avere il libro aperto bene,e la vista di essa la attraversò come acqua fredda,le piccole lettere dritte,la coda lunga sul sette,il modo incui rigava le sue colonne con un regolo perché non sopportava una riga storta.
Suo padre si era seduto a una scrivania e aveva scritto quelle pagine. L’aveva guardato fare. Si era seduta a sei piedi di distanza con la sua penna e aveva copiato i suoi totali nel libro duplicato. Si voltò al trimestre di marzo e si fermò.
"Cosa? "disse il duca. "Porta la lampada più vicino. "Tra le pagine,nel profondo della piegatura della rilegatura,c’era una stretta cresta di carta.
Una pagina era stata tagliata via,non strappata,non tirata,tagliata rasente la cucitura con una lama da qualcuno che non aveva fretta,e il moncone di essa era ancora lì,un quarto di pollice di carta rigata che spuntava dalla piega. Cordelia appoggiò il registro sul tavolo sotto la finestra. Poi mise la mano in tasca e tirò fuori un quadrato di lino pulito e lo spiegò,e dentro non c’era nulla tranne lino. Lo spiegò altre due volte come se la cosa potesse nascondersi in una piega.
"È andato,"disse. "Cosa? ""Avevo un pezzo di carta. "Si stava già muovendo verso la porta.
"Ce l’ho da tre anni. Era in una scatola sotto il mio letto e era chiusa a chiave e è andato. ""Miss Vain,era l’angolo di una pagina tagliata fuori da un registro,"disse. "E ho appena trovato il registro,e qualcuno l’ha preso dalla mia stanza stanotte mentre io stavo nella sua sala da ballo con la schiena scoperta.
"Il duca arrivò alla porta per primo. "Allora chi l’ha preso,"disse,"non sa ancora che esiste un secondo libro. "Lei si voltò. "Quale secondo libro?
"Il suo padre teneva un duplicato,"disse il Duca di Rothmir. "Me l’ha detto lei stessa dieci minuti fa senza accorgersene. Ha detto che copiava i suoi totali nel libro duplicato. "Stava già alzando la lampada verso lo scaffale alto,in fondo alla stanza buia,dove una fila di volumi neri semplici stava dietro duecento anni di matrimoni di qualcun altro.
"Ogni impiegato che lavora per una grande casa tiene una seconda serie e la deposita presso la famiglia. Non è una cortesia. È la legge. "Lo trovarono sullo scaffale più alto,in fondo,disteso piatto,dove un libro viene messo da un uomo che non ha alcuna intenzione di riprenderlo mai più.
Lei lo portò al tavolo e lo aprì al trimestre di marzo del milleottocentosedici,e la pagina era lì,non tagliata,nella sua piccola calligrafia dritta di suo padre con la coda lunga sul sette. Novemila e duecentoquaranta sterline prelevate in undici pagamenti in quattro anni contro le rendite della tenuta del Northumberland. E in fondo alla pagina,nella colonna dove doveva essere registrata l’autorità del ducato per ogni pagamento,una firma ripetuta undici volte. Aveva visto quella firma ogni giorno della sua infanzia.
Era stata sulle sue bollette scolastiche e sulla lapide di sua madre e sulla pagina iniziale di ogni libro che possedeva. Avrebbe potuto disegnarla con gli occhi chiusi. Vain,ogni pagamento,ogni autorizzazione,registrato,e firmato di propria mano da suo padre. La lampada continuò a bruciare.
Da qualche parte sotto di loro,un orologio battéla mezz’ora. "No,"disse Cordelia Vain. Lesse la pagina undici volte. La lesse nel modo incui le avevano insegnato,a leggere una pagina,cioè smettendo di credere a ciò che diceva,e cominciando a guardare come era fatta.
Tenne la lampada bassa e passò lo sguardo lungo la carta per il lucore di una superficie raschiata. Misurò gli spazi tra le registrazioni con il pollice. Guardò la coda di ogni sette e il cappio di ogni maiuscola e il punto dove la penna era stata sollevata. E cercò la piccola stortura che c’è sempre quando una mano è copiata.
L’esitazione,il trascinamento,la lettera che è disegnata invece che scritta. Non c’era. "Miss Vain. ""Stia zitto.
"Tornò indietro di quattro anni e trovò la stessa firma su una ricevuta per il carbone. Mise le due pagine fianco a fianco e avvicinò il viso a sei pollici dalla carta. Suo padre aveva scritto entrambe. Qualcosa uscì da lei allora.
Uscì molto piano,senza alcun rumore,e si sedette sulla sedia di legno vicino alla finestra con le mani in grembo. "Tre anni,"disse. "Miss Vain… ""Non mangio un pasto caldo da tre anni.
"Stava guardando la finestra sbarrata e il giardino nero oltre. "Ho cucito camicie finché le mie mani non si sono screpolate. Ho scritto a quattordici legali. Sono stata fuori dagli uffici Rothmir in Lincoln’s Inn sotto la pioggia finché un portiere non mi ha fatto spostare.
E sono entrata inquesta casa sotto un falso nome. E ho falsificato tre referenze per farlo. E mi sono detta ogni singolo giorno,ogni giorno,Vostra Grazia,che mio padre non avrebbe mai preso un centesimo che non fosse suo. Non l’ha fatto.
Il suo nome è su di esso undici volte. ""Lo so,"disse il duca. "Allora sa cosa sono? "Rise.
E il suono di essa non era bello. "Sono la figlia di un ladro che ha scoperto che stava per essere scoperto e ha dato fuoco al suo stesso ufficio con suo figlio nella stanza. È ciò che disse il coroner. Quaranta minuti e aveva ragione.
E ho sprecato tre anni della mia vita a dimostrare che aveva ragione. "Il Duca di Rothmir mise la lampada sul tavolo. "Miss Vain,quando un uomo vuole distruggere un libro,brucia il libro. "Lei non rispose.
"Non brucia l’edificio intorno a esso e lascia il registro su uno scaffale a due miglia di distanza nella casa del suo stesso datore di lavoro con una pagina tagliata via. E non mette il pezzo che ha tagliato nella mano di sua figlia. "Aspettò. "Qualcuno voleva quella pagina sparita e il resto del volume lasciato in piedi,perché un volume mancante è uno scandalo e una pagina mancante è un incidente.
Non è un uomo spaventato che ha fretta. È qualcuno che è stato attento. ""È la sua calligrafia. ""Sì,non si può discutere con una calligrafia.
""No,"disse,"ma puoi chiederti perché l’ha scritta. "
La Duchessa vedova di Rothmir non dormiva prima delle quattro,e non l’aveva mai fatto. Era seduta appoggiata a sei cuscini con uno scialle intorno alle spalle e i capelli in una treccia come una ragazza. E quando entrarono,voltò la faccia verso la porta e disse:"Bene?
""La sua firma è su ogni pagamento,"disse il duca. "Naturalmente,"disse la vedova. Cordelia si fermò proprio dentro la porta. "Lei lo sapeva,"disse.
"Non sapevo nulla. Ho ottant’uno anni e non mi è permesso sapere le cose. Mi è solo permesso di ricevere visite. "La bocca della vecchia era dura.
"Ma sono seduta inquesta casa dal milleottocentododici e non sono sorda,e non sono sempre stata cieca. Vieni qui,bambina. Più vicino di così. Siediti sul letto come una cristiana.
"Cordelia si sedette sul bordo del letto. "Ora,"disse la vedova,"quando il fratello di mio genero ha cominciato a comprare cavalli? ""Nonna. ""Rispondimi,Julian.
Avevi sedici anni e ne volevi uno. ""Milleottocentotredici,"disse il duca lentamente. "Milleottocentotredici. ""E il casino di caccia in Perthshire?
""Quattordici. ""E nel milleottocentoquindici ha stanziato millecento sterline su quella donna in Half Moon Street che crede che io non sappia,e di cui so perché mi faccio leggere le mie lettere ad alta voce da nove anni da una successione di ragazze che non sanno fare l’ortografia e non pensano. "Si voltò verso Cordelia. "Questa è la cosa dell’essere ciechi,cara mia.
La gente smette di nascondere la carta. Smette solo di dirlo ad alta voce. ""Vostra Grazia,"disse Cordelia. "Il denaro è stato prelevato contro le rendite del Northumberland.
Novemila,duecentoquaranta. Lord Marcus non avrebbe potuto prelevarlo. La firma… ""Naturalmente non avrebbe potuto prelevarlo.
Non era il fiduciario. Era il tutore. Non poteva toccare uno scellino del denaro di Julian senza un impiegato che lo registrasse e un duca che lo firmasse. E non c’era nessun duca,perché il duca aveva quattordici anni e aveva mangiato.
"Le mani della vedova si chiusero sul copriletto. "Così gli serviva un impiegato che lo registrasse,e quando il duca compì ventun anni e cominciò,lentamente,a fare domande,aveva bisogno che l’impiegato fosse un ladro. ""Mio padre non era… ""Bambina,"disse la vecchia,"ascoltami.
Non dico che tuo padre fosse innocente. Dico che è stato usato. C’è una differenza,e faresti meglio a imparare a viverci,perché è lì che passerai il resto della tua vita. "Mise la mano di lato,sentendo lungo il tavolo accanto al letto,e trovò la piccola scatola di legno di rosa dove teneva gli occhiali che non poteva più usare.
"Nel febbraio prima che morisse,tuo padre scrisse a me. "La testa di Cordelia si alzò. "A me,non a mio nipote,che era giovane e orgoglioso e non l’avrebbe ricevuto. Alla vecchia signora nella stanza di sopra,perché mi aveva incontrato due volte nel milleottocentoundici e mi aveva fatto una domanda sensata sul drenaggio del Northumberland e non l’aveva mai dimenticato.
"Stava lavorando sul coperchio della scatola con il pollice. "La lettera arrivò nella seconda settimana di febbraio. La mia cameriera me la lesse. Non potevo rispondere perché non potevo scrivere e perché ho ottant’uno anni e sono una codarda,e perché se avessi dettato una risposta a una ragazza inquesta casa,sarebbe stata nelle mani del fratello di mio genero entro la fine del giorno.
"Riuscì ad aprire il coperchio. "Dentro c’era una carta piegata,che si era ammorbidita alle pieghe per essere maneggiata moltissime volte da una donna che non poteva leggere una parola di essa. "Così feci l’unica cosa a cui riuscivo a pensare,"disse la Duchessa vedova di Rothmir. "La tenni.
"Cordelia prese la lettera. Non era la calligrafia di suo padre. Quella era la prima cosa,e le fermò il respiro. La carta era pesante e color crema,e la scrittura su di essa era grande e facile e veloce,la mano di un gentiluomo,e non era una lettera alla vedova affatto.
"Vostra Grazia,questa non è… ""Leggila ad alta voce,"disse la vecchia. "Ho aspettato tre anni per sentirla in una voce che non è la mia cameriera. "Cordelia la girò verso la lampada.
"Vain,non mi scriverai più su questo argomento. Ti sbagli completamente sulla tua posizione. Non hai scoperto i pagamenti. Li hai registrati.
Non hai obiettato nel milleottocentosedici,né nel milleottocentoquattordici,né nella primavera del milleottocentoquindici quando hai accettato quaranta sterline contro le tasse scolastiche di tua figlia. E un uomo che ha registrato undici pagamenti in quattro anni non è un testimone. È la cosa stessa. Mi dici che la tua coscienza non ti permetterà di continuare.
Siamo pratici. Se la questione va davanti ai fiduciari,vedranno undici registrazioni di tua mano e una firma che è anche di tua mano. Vedranno un impiegato senza famiglia,indebitato,con un figlio da mantenere. Non vedranno me affatto,perché sono stato attento,e tu sei stato utile.
E la differenza tra noi è che io non ho mai messo la penna sulla carta. Tu sarai trasportato,Vain. Questa è la parte migliore. Considera cosa diventa una ragazza di vent’anni con un padre a Botany Bay e senza soldi e senza alcuna protezione.
Consideralo seriamente. Ho fatto domande sulla situazione di tua figlia e confesso che non l’ho trovata rassicurante. Brucia questo. Continua come hai fatto.
A settembre,sarò in grado di sostituire l’intera somma dal patrimonio di mia moglie,e non ci sarà nulla da trovare,e tu e io non ne parleremo mai più. "Non c’era altro. Cordelia Vain sedeva sul bordo del letto di una vecchia signora con la lettera tra le mani,e la stanza era completamente silenziosa,e fuori dalla finestra il primo grigio cominciava dietro gli alberi. "L’ha firmata,"disse.
"L’ha scritta. Ha detto che non ha mai messo la penna sulla carta e si è seduto e l’ha scritta. ""Gli uomini così fanno sempre,alla fine,"disse la vedova. "Non possono farne a meno.
Non basta loro vincere. Devono essere visti essere stati intelligenti. ""Mi ha minacciato. ""Sì,ti ha minacciato per nome.
"La sua voce non tremava. Era andata da qualche parte oltre il tremore,in un posto che era molto chiaro e molto freddo. "Mio padre ha registrato quei pagamenti perché se avesse rifiutato,Lord Marcus avrebbe buttato tutte le novemila sterline sulla sua porta e l’avrebbe lasciato impiccare per quello,e io sarei stata in strada a vent’anni con nulla. Così ha firmato ogni trimestre per quattro anni.
Si è seduto a quella scrivania e ha firmato il suo stesso nome per il furto di un altro uomo. E tornava a casa e mangiava la cena con me e non diceva mai una parola. ""Ti stava comprando del tempo per quattro anni,"disse il duca piano. "Aspettava settembre e in febbraio ha smesso di aspettare.
"Il duca era andato alla finestra e stava con la schiena alla stanza. "Ha scritto a mio zio per dire che non poteva continuare. Mio zio ha scritto quella risposta e tuo padre l’ha letta e ha capito,alla fine,che non ci sarebbe mai stato un settembre,e che l’unica cosa tra sua figlia e la strada era un uomo che aveva appena messo per iscritto di aver fatto domande sulla sua situazione. E poi ti ha scritto due volte,"disse il Duca di Rothmir,"nella prima settimana di marzo,e io non ho risposto perché mi vergognavo di non capire i miei stessi conti,e perché un impiegato che vuole lamentarsi del modo incui il ducato conduce i suoi affari è una questione per il proprio segretario.
"Nessuno disse nulla per un po’. "Stava per dartele di persona,"disse Cordelia. "È ciò che intendeva. Ho fatto una cosa che non posso disfare,ma posso ancora rimetterla a posto.
Aveva il libro duplicato,e aveva tagliato la pagina dal registro dell’ufficio per portarla,e stava per portare entrambi a te il venerdì e metterteli davanti e prendere qualunque cosa venisse. ""Sì. E la notte del giovedì,il suo ufficio prese fuoco. "Il duca si voltò.
"Sì,"disse. Cordelia piegò la lettera lungo le sue vecchie pieghe con molta cura. Il modo incui si piega una cosa che deve durare. "Vostra Grazia,"disse,"vorrei scendere di sotto ora.
""Sono le quattro del mattino. ""Consapevole dell’ora. "Si alzò. "Suo zio ha la carta di mio padre nel panciotto da mezzanotte,e ha avuto tre anni per imparare a fare sparire un documento.
E se aspetto fino a colazione,non resterà nulla da mostrare a nessuno. Voglio quella lettera nelle sue mani,e la voglio davanti a un magistrato prima che la posta parta alle otto,e voglio essere in piedi nella stanza quando qualcuno la leggerà a lui. ""Miss Vain,non mi dica di essere prudente. ""Stavo per dire,"disse il Duca di Rothmir,"che verrò con lei.
"
La scalinata di casa Rothmir gira due volte mentre scende nell’atrio grande e c’è un pianerottolo a metà dove sono appesi i ritratti di famiglia. E fu sul pianerottolo,con la lettera in mano e il duca tre gradini dietro di lei,che Cordelia Vain guardò giù e vide che l’atrio non era vuoto. Le lampade erano state accese,tutte. Lord Marcus Rothmir era in piedi ai piedi della scala,in abito da sera,come se non fosse andato a letto affatto.
Dietro di lui,vicino alla porta,stava il maggiordomo con il cappello in mano e due stallieri e un uomo in un cappotto nero semplice che Cordelia non conosceva. Augusta Verrel sedeva sulla panca dell’atrio nel suo mantello da viaggio,guardando il pavimento. Lord Marcus mise la mano sul montante della scala e guardò su,e sorrideva,e aveva tutto il tempo del mondo. "Miss Vain,"disse.
"Mi chiedevo quanto tempo ci sarebbe voluto. "Nessuno si mosse sulle scale. "Si sbaglia,"disse il duca. "Questa signora è la dama di compagnia di mia nonna.
""Questa signora è Cordelia Anne Vain di Bell Yard,figlia del fu Thomas Vain,e vive sotto questo tetto da gennaio sotto un nome che non è il suo. "Lord Marcus non alzò affatto la voce. "Mr. Howlet,avrà l’obbligo di prendere nota dell’ora.
""Julian,scendi dalle scale. Sei stato sveglio tutta la notte,e stai per dire qualcosa che verrà ripetuta. ""Chi è quell’uomo? ""Mr.
Howlet è impiegato di Sir William Letter,che è magistrato di questa contea,e che al momento si trova nella sua biblioteca,perché non ho pensato che fosse opportuno portarlo nell’atrio. "Marcus voltò leggermente la testa. "Maggiordomo,lei ha assunto questa giovane donna in gennaio. Su quali referenze?
"Il maggiordomo guardò il pavimento. "Da una certa Mrs. Fairbar di Chelsea,e dal Reverendo Dr. Speed di Bell Yard,milord.
""E stamattina,non c’è nessuna Mrs. Fairbar in Chelsea,milord. Dr. Speed è morto nel milleottocentododici.
""La ringrazio. "Marcus guardò di nuovo su le scale. "Miss Vain,mi perdoni,ma devo farle una domanda davanti ai testimoni,e le consiglio di considerare bene la sua risposta. Ha falsificato quelle referenze?
"Cordelia non disse nulla. "Le ha falsificate? ""Sì,"disse. La penna dell’impiegato si mosse.
"La ringrazio. "E la scatola sotto il suo letto,che è stata aperta stanotte alla presenza di Lady Augusta Verrell,conteneva un fascio di carte appartenenti a suo padre,che erano memoranda estratti dai conti di questo ducato. È corretto? ""Erano le sue stesse copie.
""È corretto? ""Sì. ""Così abbiamo una giovane donna che è entrata in una casa privata con referenze falsificate e sotto un falso nome,che è in possesso di estratti dai conti confidenziali di quella famiglia,e che ha passato le ultime tre ore nella stanza degli archivi. "Lord Marcus si voltò verso l’uomo nel cappotto nero.
"Vorrrà vedere i registri,immagino. C’è una pagina tagliata via dal volume del milleottocentosedici. L’ho notata io stesso alcune settimane fa,e mi dispiace estremamente di non averci agito. "Cordelia scese due gradini.
"Le sta mentendo,"disse. E la sua voce salì nel tetto di quell’atrio e tornò giù,e era ferma. "Quella pagina è stata tagliata tre anni fa,e io ho l’angolo di essa,e lui l’ha preso dalla mia stanza stanotte,e è nella tasca del suo panciotto in questo momento. Lo perquisisca.
"Qualcosa accadde nell’atrio. Non molto. La testa del maggiordomo si alzò. Lord Marcus mise la mano nel panciotto e ne tirò fuori una tabacchiera e una matita e un fazzoletto piegato.
Scosse il fazzoletto. Voltò la tasca al rovescio con due dita. "Si accomodi,"disse. "Mr.
Howlet. "Nessuno lo perquisì. Nessuno avrebbe osato perquisirlo. Non era per quello che il gesto era stato fatto.
"Io ho la lettera,"disse Cordelia. "Quale lettera? ""La lettera che lei ha scritto a mio padre in febbraio del milleottocentosedici,di sua propria mano,firmata con le sue iniziali. "La tenne su.
"Le ha detto che se fosse andato dai fiduciari,avrebbero visto un impiegato indebitato con un figlio da mantenere e non avrebbero visto lui affatto,perché era stato attento. Le ha detto cosa sarebbe diventata di me,e le ha detto di bruciarla,e lui non l’ha bruciata. L’ha mandata alla Duchessa vedova,e lei la tiene in una scatola accanto al letto da tre anni. "Per la prima volta,Lord Marcus Rothmir rimase in silenzio.
Durò forse due secondi. Poi tese la mano,palmo in su,e disse con molta dolcezza:"Posso vederla? ""No,Julian. "Non distolse lo sguardo da lei.
"Lei è un duca,e io sono suo zio,e ho gestito questa tenuta da quando suo padre è morto. Le chiedo di prendere quella carta dalla mano di una falsaria confessata che è stata nella sua stanza degli archivi tutta la notte e di darla all’impiegato del magistrato senza leggerla,così che possa essere esaminata correttamente. È tutto. Nient’altro.
Lascia che sia guardata da qualcuno che non è innamorato. ""Non lo sono. ""Allora non le costerà nulla,"disse Marcus. E fu ben fatto.
Cordelia lo capì mentre accadeva:non una negazione. Un uomo ragionevole che chiede una cosa ragionevole davanti a un maggiordomo e due stallieri e un impiegato con una penna. E l’unico modo per rifiutare era sembrare un uomo che protegge una donna piuttosto che la verità. Il Duca di Rothmir scese le scale e si fermò accanto a lei e tese la mano.
Lei lo guardò. Lo conosceva da quattro ore. Aveva odiato il suo nome per tre anni. L’aveva portata fuori da un edificio in fiamme e aveva una cucitura bianca attraverso il dorso della mano a provarlo.
E si era seduto in una biblioteca all’una del mattino e le aveva spinto attraverso il tavolo il suo stesso certificato di morte. Gli diede la lettera. Lui non la diede all’impiegato. La tenne su sotto la lampada e la lesse lui stesso dall’inizio alla fine,in piedi nel suo stesso atrio in maniche di camicia alle quattro del mattino con ogni servitore della casa in piedi intorno alle pareti.
Poi la piegò e la mise dentro la sua giacca. "Sir William potrà vederla,"disse,"nella mia biblioteca tra dieci minuti,con me presente. Non andrà in nessun’altra mano. Zio,aspetterà qui.
""Julian… ""Lei aspetterà qui. "Fu andato via per forse dodici minuti. Cordelia stava sul terzo gradino con le mani giunte,perché non c’era dove sedersi e perché non avrebbe appoggiato nulla inquella casa.
Nessuno le parlò. Gli stallieri guardavano il pavimento. Augusta Verrel sedeva sulla panca nel suo mantello da viaggio,e una volta alzò la testa e guardò Cordelia,e non c’era nulla di leggibile sul suo viso. Lord Marcus camminava su e giù davanti al caminetto con le mani dietro la schiena,senza fretta,come un uomo che aspetta una carrozza.
Quando la porta della biblioteca si riaprì,il duca uscì per primo,e non era dello stesso colore di quando era entrato. Sir William Letter era un uomo pesante e vecchio con un viso rosso,e il portamento di qualcuno che è stato tirato fuori dal letto e non intende godersela. "Quale di voi è Vain? ""Io.
""Hm. "La guardò da capo a piedi. "Ha fatto un gran rumore stamattina,madama. Ora,questa lettera,non è firmata.
È firmata Mr. Porta due iniziali. Non ha indirizzo,né sigillo,né timbro postale,e nessuna data oltre a un mese. Ed è stata prodotta alle quattro del mattino dalla camera da letto di una signora di ottant’uno anni che è cieca e non può giurare come sia arrivata nelle sue mani,da una giovane donna che ha appena ammesso in questo quarto d’ora di aver falsificato due referenze.
"La restituì al duca senza cerimonie. "Non dico che sia falsa,signore. Dico che se la porto in tribunale lunedì,verrà derisa entro pranzo,e la persona che riderà sarà l’avvocato di suo zio. ""Allora prenda il registro,"disse Cordelia.
"Quale registro? ""Il libro duplicato,la seconda serie di mio padre. È nella stanza degli archivi,sullo scaffale più alto,in fondo a nord,dietro i contratti di matrimonio. Ha l’intera pagine,non tagliata,tutti gli undici pagamenti con le date e il conto contro cui sono stati prelevati.
"Si stava già muovendo. "È stato inquesta casa per tre anni,e nessuno l’ha mai guardato. Lo vado a prendere ora. ""Si sieda,madama.
""Lo vado a prendere,e vedrà. ""Mr. Howlet è salito un’ora fa,"disse Sir William Letter,"su richiesta di Lord Marcus,sullo scaffale nord,dietro i contratti. "Lei si fermò.
"Non c’è nulla,"disse il magistrato. L’atrio era molto silenzioso. "C’è un volume nero,"disse Cordelia. "Nero semplice,senza titolo sul dorso,disteso piatto.
L’ho tenuto tra le mani alle due e mezzo stamattina. Sua grazia teneva la lampada. ""L’ho fatto,"disse il duca. "Allora è camminato via,"disse Sir William,"perché non c’è più ora.
"Lei si voltò sulle scale. Lord Marcus Rothmir era in piedi accanto al caminetto con le mani dietro la schiena,e non sorrideva,e non gongolava,e non la guardava affatto. Guardava il magistrato con un’espressione di grave e leggermente stanca preoccupazione,e era perfetta,e l’avrebbe convinta se non avesse passato le ultime quattro ore a leggere la sua calligrafia. "Sir William,"disse,"sono riluttante a insistere,ma c’è una pagina tagliata dal registro di famiglia e un libro sparito da una stanza chiusa a chiave e una giovane donna inquesta casa sotto un falso nome che è stata inquella stanza da mezzanotte.
Non la accuso di nulla di peggio del dolore di una ragazza,che capisco meglio di quanto lei possa pensare. Suo padre era un ladro,e questo l’ha spezzata,ma la carta deve essere trovata. ""Dov’è? "disse Cordelia.
"Dove l’ha messa? Era lì quattro ore fa. ""Julian,"disse Marcus,"per l’amor di Dio,guardala. "E lei lo sentì allora.
Sentì esattamente cosa stava costruendo e sentì quanto fosse buono,e smise di parlare ma era due frasi troppo tardi. Sir William Letter si schiarì la gola. "Miss Vain,sono obbligato a chiederle di venire con Mr. Howlet a Bow Street stamattina,e temo di doverla far perquisire da una donna prima che lasci la casa.
Se il libro duplicato viene trovato in suo possesso,sarà imprigionata. Se non viene trovato,resta la questione delle referenze,che è un crimine,e la questione degli estratti,che è un altro. "Soffiò le guance. "Vostra Grazia,questa è la sua casa e il suo registro e la sua serva.
L’accusa è sua da fare o da ritirare. Cosa dice? Il Duca di Rothmir guardava suo zio. Cordelia lo guardò fare l’aritmetica.
Non ci volle molto. L’aveva fatta lei stessa,in piedi sulle scale,e veniva fuori allo stesso modo ogni volta. La lettera da sola non reggeva. Il libro duplicato era sparito.
L’unica prova che novemila sterline fossero mai state rubate era la pagina mancante,e l’uomo che l’aveva l’avrebbe bruciata entro un’ora. E se il Duca di Rothmir si fosse alzato nel suo stesso atrio alle quattro del mattino e avesse accusato suo zio e tutore di furto e omicidio sulla parola di una donna che era entrata nella sua casa sotto un nome falsificato,allora entro lunedì,ogni giornale di Londra avrebbe stampato le parole Rothmir e frode sulla stessa riga. Le banche avrebbero richiamato i mutui del Northumberland. Sua nonna sarebbe morta in una pensione.
E Marcus,che era stato attento per quattro anni,sarebbe uscito da tutto pulito,perché era sempre stato attento. Mentre se avesse aspettato,se avesse lasciato che fosse una cosa piccola,e una serva,e una referenza falsa,e nulla a che fare con la famiglia… "Julian,"disse Cordelia. Lui voltò la testa e la guardò,e lei vide il momento esatto incui decise,e vide che sapeva come sarebbe sembrato,e che lo avrebbe fatto comunque.
"Sir William,"disse il Duca di Rothmir,"non conosco questa donna. "L’atrio non fece alcun suono. "È stata undici settimane al servizio di mia nonna,e non avrei potuto dirle il suo nome prima di stanotte. È entrata inquesta casa con documenti falsi e è stata nella mia stanza degli archivi al buio.
Non mi metterò tra lei e la legge. "Non la guardava più. "Portatela a Bow Street. Sarò occupato in campagna per alcuni giorni per affari di tenuta e non desidero essere interpellato sull’argomento.
"Tutto qui. Vennero a prenderla da entrambi i lati. La moglie del maggiordomo la perquisì nella stanzetta dietro l’atrio,senza gentilezza e con cura,e trovò quaranta sterline di nulla,e Cordelia stava con le braccia aperte e guardava il muro. La portarono fuori dalla porta principale,che non le era mai stato permesso di usare,in un grigio e bagnato mattino delle sei con le lampade ancora accese lungo la piazza.
In fondo ai gradini,si fermò. "Chiedetegli cosa stava facendo in Coleman Street il quattordici marzo,"disse all’impiegato del magistrato,agli stallieri,a chiunque. "Chiedetegli chi era in piedi sulla strada a guardare quell’edificio bruciare. Chiedetegli chi ha pagato quattro ghinee per seppellire una ragazza che è in piedi qui.
"Nessuno lo scrisse. Si voltò una volta dal gradino della carrozza. Il Duca di Rothmir non era uscito. La porta della casa era chiusa,ma in cima,nella lunga finestra sopra il portico,c’era una lampada accesa e una figura immobile dietro il vetro con la mano piatta contro il vetro.
Gli voltò la schiena e salì in carrozza. La tennero a Bow Street per tutto il giorno,e alle sette di sera la trasferirono alla casa di correzione a Cold Bath Fields,e la misero in una stanza di undici piedi per sette con una donna che era stata presa per falsificazione di moneta,e che non parlava affatto. C’era una finestra in alto,e sbarrata. C’era paglia.
Si sedette contro il muro con le ginocchia piegate e la schiena contro la pietra fredda,e faceva male dove era la cicatrice,perché la cicatrice faceva sempre male al freddo. E per la prima volta in tre anni,non le importava. A un certo punto della notte,la donna della moneta disse:"Sei quella del duca. ""No,"disse Cordelia.
"Non sono di nessuno. "La voce era arrivata dalle cucine Rothmir entro la metà della mattina,come fa sempre,che la Duchessa vedova era stata trovata sul pavimento della sua camera da letto alle sei e mezzo,che il suo lato destro non rispondeva,e che aveva cercato di raggiungere il cordone del campanello,e che ora non poteva dire una parola che qualcuno potesse capire. Cordelia l’aveva sentito da un carceriere,che pensava che le sarebbe piaciuto saperlo. Pensò alle mani della vecchia signora che si chiudevano sul copriletto.
Non ho mai,in vita mia,simpato per la ragazza che versa il tè. Mise la fronte sulle ginocchia e rimase così per molto tempo. Il terzo giorno,poco dopo le otto di sera,la porta si aprì e un carceriere entrò con una lanterna e rimase lì senza dire nulla e poi tese il pugno. C’era un pezzo di carta piegato molto piccolo.
"Chi te l’ha dato? ""Un uomo su un cavallo nero,"disse il carceriere. "Senza livrea. Conosceva il cancello del cortile e conosceva il mio nome e mi diede una ghinea e andò via verso Islington.
E io stasera non sono mai stato qui. Mi sente? "Aspettò finché non fu andato via. La carta non era sigillata.
Era una striscia strappata dal fondo di un foglio più grande,e la calligrafia su di essa era grande e veloce e impaziente,e l’aveva vista esattamente due volte,una volta su un rapporto dei pompieri del milleottocentosedici,e una volta sulla pagina iniziale della cartella di cuoio nella piccola biblioteca. "Non dire nulla. Non una parola a nessun uomo che verrà. Qualunque cosa ti dica.
Nove giorni. Fidati di me. Nove giorni. ""J.
"La lesse quattro volte,in piedi sotto la finestra sbarrata nell’ultima luce. Fidati di me. Pensò a un atrio pieno di servi e a un magistrato con un viso rosso e a un uomo che diceva non conosco questa donna con la voce più piatta che avesse mai sentito. Pensò a suo padre che tornava a casa in Bell Yard per quattro anni e mangiava la cena e non diceva mai una parola per proteggerla,e a come quello era stato amore e a come l’aveva ucciso,e a come nessuno le aveva mai chiesto se voleva essere protetta.
Pensò:tutti nella mia vita continuano a decidere cose su di me in stanze in cui io non sono. La lanterna bruciava ancora nel corridoio. Mise l’angolo della carta nella griglia di essa e la tenne finché non prese fuoco e la lasciò cadere sul pavimento di pietra e la guardò arrotolarsi. Era la prima volta in tre anni che guardava volentieri un fuoco.
"Nove giorni,"disse Cordelia Vain alla stanza vuota. La corte delle sessioni a Clerkenwell era piena entro le nove del mattino,cosa che non era usuale per un caso di falsificazione di una referenza caratteriale,e tutti nella stanza sapevano perché. La notizia era girata nel modo incui gira sempre. Una casa ducale,una ragazza con una schiena bruciata che era stata in mezzo a una sala da ballo e aveva rifiutato di coprirsi.
Metà delle donne nella galleria pubblica erano state a quel ballo o conoscevano qualcuno che c’era stato,e erano venute a guardarla,e quando fu portata su da sotto,la guardarono,tutte,e Cordelia Vain stava nel banco degli imputati in un vestito grigio con le mani giunte e le lasciò fare. Non aveva parlato a un’anima viva in nove giorni. Non al cancelliere delle accuse,non all’uomo che venne il quinto giorno e disse che era stato mandato da un amico e poteva sistemare la faccenda in silenzio se lei avesse firmato una breve dichiarazione. Non al secondo uomo il settimo giorno,che era gentile,e menzionò che si poteva trovare un passaggio su una nave per Halifax e quaranta sterline all’anno a vita,e che se ne andò con una faccia come una porta sbattuta.
Non una parola a nessun uomo che veniva,qualunque cosa dicesse. L’aveva fatto per testardaggine,non per fede. Voleva che fosse chiaro,a se stessa se non ad altri. Lord Marcus Rothmir era nella seconda fila del corpo della corte,in grigio,con il cappello sul ginocchio.
C’era da mezz’otto. Aveva un avvocato con sé e aveva il portamento di un uomo che compie un doloroso dovere di famiglia in pubblico e due volte aveva scosso lentamente la testa a qualcosa e aveva lasciato che la gente lo vedesse fare. Il Duca di Rothmir non era nella stanza. L’accusa fu letta:due capi d’accusa per aver messo in circolazione una referenza falsificata con l’intento di ottenere una posizione.
Un capo d’accusa per furto di un libro del valore di quaranta scellini,proprietà del Duca di Rothmir. "Come si dichiara,colpevole o innocente? ""Innocente,"disse Cordelia. L’accusa durò quaranta minuti e fu molto buona perché era vera.
Il maggiordomo diede la sua testimonianza sulle referenze e lo fece miseramente,guardando i suoi stivali. Non c’era nessuna Mrs. Fairbar. Dr.
Speed era morto da anni. La prigioniera aveva ammesso la falsificazione alla presenza di cinque persone. Quanto al libro,Mr. Howlet descrisse lo scaffale nord,i contratti di matrimonio,lo spazio vuoto con la polvere disturbata.
"Ha qualcosa da chiedere a questo testimone? "disse il cancelliere. "No,"disse Cordelia. "Ha qualcosa da dire in sua difesa?
"Aprì la bocca. Nove giorni. Aveva quattro ore di sonno e nessun avvocato e una lettera che un magistrato aveva deriso. E poteva sentire la forma intera di ciò che voleva dire premere dietro i suoi denti.
Mio padre non era un ladro. Quell’uomo in seconda fila gli ha scritto e mi ha minacciato per nome. Chiedetegli cosa stava facendo in Coleman Street. E l’avrebbe detto male,in fretta,in una stanza che aveva già deciso.
E sarebbe andato sui giornali come i vaneggiamenti di una falsaria e non sarebbe mai più potuto essere detto correttamente. "Non ancora,"disse Cordelia Vain. Il cancelliere alzò le sopracciglia. Ci fu un movimento in fondo alla corte ela porta si aprì e una voce disse:"Milord,chiedo scusa alla corte.
"Il Duca di Rothmir salì la sala nel centro del pavimento in un cappotto da viaggio con nove giorni di strada addosso,e dietro di lui veniva un ometto rotondo che portava una scatola giapponese con entrambe le braccia,e dietro di lui un impiegato con un braccio pieno di registri,e dietro di lui due uomini che chiaramente non volevano essere lì affatto. "Milord,l’accusatore in questa questione sono io. Ritiro il capo d’accusa per furto. Ritiro i due capi d’accusa per falsificazione,e chiedo il permesso di presentare prove in una questione diversa davanti a questa corte.
"Il rumore che ne seguì impiegò un minuto intero al cancelliere per domarlo. "Vostra Grazia,questo non è il metodo. ""Milord,ho con me un magistrato di questa contea,un ufficiale del coroner,e il capo impiegato di Couts in compagnia,e sono stato nove giorni sulla strada tra qui e il Northumberland. E se la corte non vorrà ascoltare stamattina,la presenterò al Lord Chief Justice questo pomeriggio,e preferirei di gran lunga farlo qui,dove la giovane donna che ho rovinato nove giorni fa può ascoltare.
"Il cancelliere lo guardò per un lungo momento. "Giuratelo,"disse. Cominciò con il denaro perché il denaro è noioso e le giurie credono alle cose noiose. Il capo impiegato di Couts aprì la scatola giapponese.
Undici pagamenti prelevati contro le rendite del Northumberland del Ducato di Rothmir tra marzo del milleottocentododici e gennaio del milleottocentosedici,novemila e duecentoquaranta in totale,registrati da Thomas Vain e firmati da Thomas Vain. "E dove è andato quel denaro,Mr. Denny? ""In un conto presso la nostra casa al nome di Marcus Rothmir,Esquire,milord,entro quattro giorni in ogni occasione.
"La corte si alzò dai banchi. L’avvocato di Marcus fu su in un attimo,e era la risposta ovvia,e la fece bene. Un tutore riceve il denaro della tenuta. Un tutore distribuisce il denaro della tenuta.
Non c’è nulla di irregolare nel fatto che un impiegato paghi il denaro nelle mani dell’uomo che gestiva la tenuta. "Guisto,"disse il duca,"ed è per questo che ho portato anche i libri della tenuta. "L’impiegato li posò lungo il davanti del banco,tutti i quattro anni di essi. "Ognuno di quei undici pagamenti appare nei conti del ducato stesso sotto una descrizione diversa.
Drenaggio a Atwick,riparazioni al muro del mare a Bamberg,un nuovo tetto su un granaio delle decime a Chatton,due volte nello stesso anno. Milord,ho camminato lungo quel muro del mare. Non c’è stato alcun lavoro su di esso dal milleottocentonovantotto,e ho il libro del geometra della parrocchia per dimostrarlo,e il geometra stesso è nel passaggio fuori da questa stanza. Il granaio delle decime a Chatton è stato demolito nel milleottocentonovantanove.
C’è un campo di rape dove sorgeva. "Qualcuno nella galleria lasciò andare un suono e fu fatto uscire. "Questo è il suo furto,milord. Novemila,duecentoquaranta sterline del mio denaro,prese da mio zio in quattro anni,registrate nei miei registri da un impiegato che faceva come gli era stato detto perché gli era stato mostrato cosa sarebbe successo a sua figlia se non l’avesse fatto.
"E il fuoco,"disse il cancelliere. Il Duca di Rothmir mise la mano nella giacca. "Milord,vorrei che la corte ascoltasse prima l’ufficio dei pompieri. "L’uomo della Sun Fire Office era una persona piccola e asciutta con un brutto raffreddore che aveva ispezionato le macerie in Coleman Street il sedici marzo del milleottocentosedici e aveva fatto un rapporto e era stato pagato tre ghinee e non ci aveva più pensato per tre anni.
Aveva trovato il punto d’origine del fuoco al piano terra,nella parte posteriore,vicino alla porta del cortile,non al piano superiore dove c’erano le carte. "No,signore. Il piano superiore era il più bruciato,ma il fuoco sale. Comincia in basso.
È cominciato vicino alla porta del cortile,signore,e è cominciato in una quantità di spirito che era stato versato lungo le assi,perché ho trovato la bruciatura in una linea,e il fuoco non si mette da solo in una linea. ""Era nel suo rapporto? ""C’era,signore. ""Chi ha ricevuto il suo rapporto?
""È andato al coroner,signore,nella maniera ordinaria. "L’ufficiale del coroner fu giurato dopo,un uomo anziano che aveva passato nove giorni a ricevere visite da un duca e aveva chiaramente smesso di godersi la pensione. "L’inchiesta su Thomas Vain era stata tenuta il diciotto. Il rapporto dell’ufficio dei pompieri era stato ricevuto il diciassette.
"Fu letto all’inchiesta? ""No,signore. ""Perché no? ""Non era nel fascio,signore.
""Dov’era? "Il vecchio guardò le sue mani. "Fu tolto,signore,prima che il fascio entrasse. ""Da chi?
""Non saprei dirlo,"disse. "Signore,le è stato chiesto di dirlo nove giorni fa da me alla presenza di un magistrato. "L’ufficiale del coroner rimase in silenzio un momento. "Un gentiluomo venne all’ufficio il diciassette nel pomeriggio,"disse.
"Disse che era della famiglia della parte i cui soldi erano implicati ed era molto civile e mi diede cinque ghinee e disse che la famiglia desiderava che la cosa fosse fatta in fretta e in silenzio per il bene della figlia. ""Riconoscerebbe quel gentiluomo? ""Sì,signore. ""Guardi intorno alla corte.
"Il vecchio guardò intorno alla corte. Guardò per molto tempo,e poi alzò la mano e indicò la seconda fila del corpo della corte,e Lord Marcus Rothmir sedeva immobile con il cappello sul ginocchio. "Questo non è prova di omicidio,"disse il cancelliere sopra il rumore. "È prova di un rapporto soppresso e di una bustarella.
""No,milord,non è prova di omicidio. "La voce del duca era cambiata. "Sono obbligato a dare questo alla corte io stesso,perché sono l’unico uomo vivente che l’ha visto,e ho avuto tre anni per capire cosa ho visto,e non l’ho capito finché nove giorni fa,in un campo di rape nel Northumberland,ho finalmente capito per chi era il fuoco. "La stanza tornò in silenzio.
"Ho già testimoniato che quando sono svoltato in Coleman Street,il piano superiore era illuminato e un uomo era in piedi sulla strada a guardare le finestre. Ho detto che non ho visto il suo viso. Questo è vero e non posso rimediare. "Si voltò e guardò il banco degli imputati per la prima volta da quando era entrato nella stanza.
"Ma non ho mai detto a nessuno il resto,perché fino a nove giorni fa non sapevo cosa significasse. C’era un uomo dentro quell’edificio,al piano terra,sul retro,vicino alla porta del cortile,nel peggio di esso. Potevo sentirlo. Non stava cercando di uscire.
Gridava una parola,ripetutamente,e la gridava su per la tromba delle scale,e non potevo superare il corridoio perché il soffitto era crollato attraverso di esso e due uomini dell’ufficio dei pompieri mi tirarono fuori dalla porta per il cappotto. ""Quale parola? "disse il cancelliere. "Un nome,milord.
"Cordelia Vain mise entrambe le mani piatte sulla ringhiera del banco degli imputati. "Per tre anni,"disse il Duca di Rothmir,"ho creduto di essere entrato in un edificio in fiamme e di aver sentito un ladro morire nel suo stesso fuoco,e non riuscivo a decidere se mi dispiacesse. Poi nove giorni fa,mi sono fermato in un campo dove doveva esserci un granaio delle decime,e ho capito,alla fine,che tutto era stato costruito per rispondere a una sola domanda. Cosa succede se qualcuno guarda i libri?
E entro marzo del milleottocentosedici,due persone avevano guardato quei libri. Thomas Vain li aveva guardati,e Thomas Vain mi aveva già scritto due volte e aveva una pagina tagliata dal mio registro in tasca. Ma Thomas Vain poteva essere impiccato con la sua stessa firma,e mio zio lo sapeva,e lo sapeva da quattro anni. Non aveva paura di Vain.
Non aveva mai avuto paura di Vain. C’era una sola persona al mondo che poteva alzarsi in un tribunale e dire:’Io ho registrato queste cifre accanto a mio padre. Io ho copiato quella pagina nel libro duplicato. Io ho visto il denaro uscire e l’ho visto tornare descritto come un muro del mare’e che non aveva firma su nulla,e non avrebbe mai guadagnato nulla,e non poteva essere impiccata per nessuna di quelle cose.
Aveva vent’anni e sedeva alla scrivania nell’angolo,perché lui non poteva permettersi un impiegato. Doveva farla sparire. Il fuoco fu appiccato alla porta del cortile alle nove di sera,in una notte in cui si sapeva che l’ufficio lavorava fino a tardi,in fondo all’unica scalinata. Milord,non fu appiccato per distruggere un registro.
Il registro era a due miglia di distanza,nella mia stessa casa,e c’è ancora. Fu appiccato per distruggere il testimone. "La galleria aveva smesso del tutto di fare rumore. "Mio zio era in piedi sulla strada e aspettò di vederlo fatto.
E Thomas Vain,che aveva avuto quattro anni della sua vita di cui vergognarsi,andò inquel corridoio e non riuscì a salire le scale e non volle uscire e rimase in fondo alla tromba delle scale nel fuoco a gridare il nome di sua figlia. "Cordelia Vain fece un suono nel banco. Non era forte. Due donne nella galleria cominciarono a piangere,e una di loro era la moglie di un giurato.
"Non stava scappando da un’inchiesta,"disse il Duca di Rothmir. "Era morto da nove giorni quando scrissero suicidio sopra di lui,e non poteva rispondere,e io non avevo risposto alle sue lettere. Lui era tornato indietro per lei. Questo è tutto.
Lui era tornato indietro per lei,e non è uscito,e l’uomo che ha messo quella parola su di lui è seduto in seconda fila inquesta corte. "Lord Marcus Rothmir si alzò. Lo fece lentamente e guardò intorno alla stanza,e qualunque cosa stesse per dire,non riuscì a dirla perché di ciò che successe dopo. Augusta Verrel era seduta in fondo alla panca più vicina alla porta dalle otto e mezzo,in un bonnet semplice,e nessuno l’aveva notata affatto.
"Milord,"disse,"io ho una lettera. "Il suo avvocato le aveva detto di non farlo. Suo padre le aveva detto di non farlo. Attraversò il pavimento della corte davanti a duecento persone e diede al cancelliere undici lettere nella calligrafia di Lord Marcus Rothmir,scritte a lei tra gennaio e la settimana precedente.
E la prima di esse offriva di pagare i debiti di suo padre di undicimila sterline. E l’ultima,scritta sei giorni prima,le ordinava di dire che aveva visto il registro mancante nelle mani di Cordelia Vain la notte del ballo. "Non l’ho visto,"disse. "Non ho mai visto nessun libro.
Le ho tagliato il vestito. "Il cancelliere alzò lo sguardo. "Come, prego? ""Le ho tagliato il vestito al ballo,"disse Augusta Verrel,in una stanza dove ogni donna che conosceva era seduta.
"Con forbicine da ricamo,nel giro del ballo,perché lei era felice e io no,e perché avevo visto Julian guardarla due volte,e sapevo perfettamente cosa significava. Non c’entrava nulla con nessuna di queste cose. Voglio che sia scritto che non c’entrava nulla con nessuna di queste cose,perché mi è stato detto per nove giorni di dire che c’entrava,e trovo di non poter passare il resto della mia vita a essere la testimone di quell’uomo. "Tornò al suo posto e si sedette e non alzò più lo sguardo.
Portarono Lord Marcus Rothmir fuori dalla casa delle sessioni alle due e dieci,e c’erano quattrocento persone in strada che avevano sentito la forma della cosa prima ancora che le porte si aprissero. Fu processato in primavera per l’omicidio di Thomas Vain e assolto,perché c’era un solo testimone del fuoco e il testimone non aveva visto alcun viso. Fu condannato per undici capi di furto come servitore e per la subornazione di Augusta Verrel,e fu trasportato a vita nel Nuovo Galles del Sud,che era ciò che aveva promesso a suo padre,e morì in mare a nove mesi da Portsmouth. Il verdetto su Thomas Vain fu annullato ingiugno.
La parola suicidio fu rimossa dai registri. Lo presero da fuori dal muro e lo misero dentro,a Bunhill,accanto a sua moglie. E la pietra dice solo il suo nome e le sue date,e sotto,a istruzione di sua figlia,quattro parole:"Lui è tornato indietro. "
Uscì dalla casa delle sessioni alle tre,in un pomeriggio grigio e bagnato,senza soldi,senza una posizione,senza una referenza,e senza alcuna idea al mondo di dove sarebbe andata a dormire.
Lui era in piedi in fondo ai gradini. Non si era rasato in nove giorni. Aveva cavalcato quattrocento miglia e era stato seduto inquella corte per sei ore. E si tolse il cappello quando la vide,cosa che nessun uomo faceva per lei da quando aveva vent’anni.
"Miss Vain. ""Lei ha detto che non mi conosceva. ""Sì. ""Davanti a tutta la sua casa.
""Sì,"disse il Duca di Rothmir. "Non c’era altro modo per farlo smettere di guardare. Aveva la pagina e il libro e li avrebbe bruciati entrambi entro un’ora se avesse pensato che ci fosse qualcosa per cui combattere. Avevo bisogno che fosse tranquillo per nove giorni.
Non potevo farlo e dirtelo,perché avresti dovuto recitare,e ti avevo già chiesto abbastanza. "Si fermò. "E ho avuto nove giorni sulla strada per pensare a un modo migliore e non l’ho trovato,e non mi aspetto che tu lo perdoni. Ti ho mandato parola due volte.
""L’ho bruciata,"disse Cordelia. "Bene,"disse. Rimaserò lì un momento,sotto la pioggia. "Sua nonna…
non può parlare. ""Può sentire e può muovere la mano sinistra,e ha preso a battere il pomo del letto con essa quando è scontenta,cosa che è quasi sempre. "Qualcosa gli attraversò il viso. "Le ho letto tutto alle sette stamattina prima di venire.
Quando ho finito,ha battuto il pomo del letto due volte,e la sua cameriera dice che due volte significa sì. "Teneva un pacchetto. Lei l’aveva notato e aveva cercato di non notarlo. Glielo diede senza alcuna cerimonia,e lei aprì la carta sui gradini della casa delle sessioni,sotto la pioggia,davanti a tutti.
Era seta azzurra,e era rovinata,tagliata pulita attraverso dalla spalla alla vita. "Perché,"disse Cordelia Vain,"avrebbe tenuto quello? "
Undici anni dopo,in un caldo pomeriggio di luglio,un edificio stretto di mattoni in Coleman Street stava con tutte le finestre aperte. C’era una targa di ottone accanto alla porta.
Era stata fatta nuova,ma la scritta era copiata esattamente dalla vecchia,fino all’abbreviazione,perché la donna che l’aveva ordinata era stata in piedi sopra l’incisore per quasi un’ora e l’aveva fatto rifare la seconda riga due volte. "Thomas Vain e figlia,contabilità. "Nessuno aveva creduto che la seconda metà di essa sarebbe durata. Due studi della City avevano scritto entro un mese per dire gentilmente,nella maniera degli uomini che fanno un favore,che il nome di una signora su una targa avrebbe scoraggiato la gente.
Un terzo non aveva scritto affatto,che era peggio. Per diciotto mesi l’ufficio sul davanti aveva quattro impiegati e non abbastanza lavoro per tre,e c’era stato un inverno in cui aveva passato le notti sui libri al tavolo della cucina,e aveva capito,con un cupo divertimento,che ora era lei quella attenta con la carta. Poi il ducato di Rothmir trasferì lì i suoi conti. Quello era previsto e non contava nulla.
La gente diceva la cosa ovvia e la diceva davanti a lei due volte. Ma nel secondo anno una casa di spedizioni in Biliter Street venne perché il suo socio anziano aveva una figlia propria e era stato seduto nella galleria a Clerkenwell. E nel terzo anno ne vennero altre due. E nel quarto anno la banca di Lothbury mandò giù un uomo per chiedere molto piano se la Signora Rothmir avrebbe guardato quattro anni di conti tenuti da un capo impiegato in cui avevano ogni fiducia e su cui avevano un piccolo dubbio informe.
Lo trovò in nove giorni. Erano settecento sterline ed era andato avanti da prima del matrimonio dell’uomo. E quando glielo mise davanti,non gongolò e non lo addolcì nemmeno. E disse una cosa sola prima di lasciare la stanza che i direttori si ripeterono a vicenda per anni a venire.
"Guardi le descrizioni,signori. Un ladro le dirà sempre una bugia su cosa serviva il denaro. Gli chieda di portarla al muro del mare. "Entro l’undicesimo anno,c’erano nove impiegati al piano di sopra e una lista d’attesa,e le stesse due studi che avevano scritto della targa avevano scritto di nuovo,entrambi,per chiedere se la Signora Rothmir avrebbe preso un nipote come allievo.
Ne aveva preso uno,non l’altro. Non era una santa e aveva una memoria molto buona. Era nella stanza sul davanti,alla scrivania nell’angolo,che era dove aveva sempre lavorato e dove intendeva continuare a lavorare finché non l’avessero portata fuori. Non era la stessa scrivania.
Quella era uscita dalla casa in Bell Yard su un carretto,in un inventario,quando aveva vent’anni,insieme alla targa e ai libri e all’orologio di sua madre del Norfolk. Aveva cercato per anni di rintracciare l’orologio e non l’aveva mai trovato. Ma l’angolo era lo stesso angolo,stesso pezzo di terra,e aveva fatto ricostruire la stanza a memoria,il tavolo lungo sotto la finestra,la mappa del fiume sulla parete nord,l’armadio per i registri giornalieri,i due portacandele messi dove suo padre li aveva voluti,perché diceva che un uomo non può fare di conto nella sua stessa ombra. C’erano due cose inquella stanza che non erano state scelte a memoria.
Una era una scala antincendio piegata su staffe di ferro sotto la finestra,che l’ispettore delle assicurazioni aveva ispezionato con visibile divertimento e aveva definito eccessiva. C’era una seconda al piano di sopra e una terza sul retro del corridoio vicino alla porta del cortile,e ogni impiegato inquella casa veniva portato a vedere tutte e tre il suo primo mattino dalla Signora Rothmir personalmente,qualunque cosa ne pensasse. L’altra era la regola scritta nei contratti di ogni impiegato,nella seconda clausola,sopra lo stipendio:che nessuna persona doveva lavorare inquell’edificio dopo le otto di sera. Non per qualsiasi denaro,non per qualsiasi cliente,non per qualsiasi ragione.
Un giovane l’aveva infranta una volta,nel sesto anno,con buone intenzioni,volendo finire le cifre di un trimestre ed essere ringraziato. Lei era scesa alle dieci di notte,aveva preso la penna dalla sua mano,lo aveva mandato a casa nella sua stessa carrozza,e non l’aveva licenziato. Era ancora lì undici anni dopo,e era lui che ora portava i nuovi ragazzi a vedere le scale,e non rideva quando lo faceva. I due erano sposati da nove anni ormai,e gli era costato qualcosa.
Non quanto tutti avevano promesso. Il suo avvocato aveva detto rovina e i suoi cugini avevano detto rovina. E ciò che era realmente successo era che per due stagioni certe porte erano state chiuse e poi si erano riaperte,perché la storia era girata per Londra in una quindicina di giorni ed era uscita in qualche modo dalla sua parte. C’erano state trecento persone inquella sala da ballo.
Molte di esse erano donne,e un buon numero di quelle aveva visto una ragazza stare perfettamente immobile con la schiena scoperta davanti a tutte,e non erano mai riuscite a togliersi quella immagine dalla testa,e alcune di esse avevano figlie. Quando era venuto fuori a Clerkenwell,cosa c’era inquella lettera su una ragazza di vent’anni senza denaro e senza alcuna protezione,metà di Mayfair aveva cambiato idea in un pomeriggio,e poi aveva preteso di averla sempre pensata così. La Duchessa vedova di Rothmir era vissuta tre anni ancora,muta e furiosa e perfettamente lucida. Poteva muovere la mano sinistra.
L’aveva usata inquel tempo a battere il pomo del letto due volte per sì e una per no,e a condurre,per mezzo di una carta dell’alfabeto e molte indicazioni,una corrispondenza di una certa ferocia con i suoi legali. Aveva assistito al matrimonio nella sua sedia,in prima fila,e le era stato chiesto quella mattina se approvava e aveva battuto il pomo del letto due volte così forte che la cameriera aveva lasciato cadere la brocca dell’acqua. Lasciò a Cordelia la scatola di legno di rosa con il coperchio rotto. Non c’era nulla dentro.
Era piuttosto quello il punto. Lord Marcus Rothmir era morto in mare a nove mesi da Portsmouth,nella quarta settimana di una febbre che aveva portato via undici uomini da quella nave. Fu sepolto oltre il bordo. Suo nipote fece registrare il fatto nel libro di famiglia nella maniera ordinaria,con la data e il luogo,e non aggiunse nulla.
E quando Cordelia gli chiese perché,disse che l’uomo aveva passato quattro anni a far dire ai registri di altre persone ciò che voleva che dicessero,e che lui fosse dannato se avrebbe fatto lo stesso. Augusta Verrel era andata dai parenti di sua madre nello Yorkshire e non fu più ricevuta a Londra. I debiti di suo padre furono pagati alla fine dai proventi della restituzione ordinata contro il patrimonio di Marcus,che era un pezzo di aritmetica così strano che Cordelia l’aveva controllato tre volte. Nel quinto anno,arrivò una lettera.
Non chiedeva nulla tranne una referenza per un posto di governante a Halifax,e non menzionava il ballo né la corte né alcuna parte di ciò. Ed era firmata con il suo nome per esteso,come se si aspettasse che fosse gettata nel fuoco. Cordelia scrisse la referenza. Ne scrisse una buona,e era vera.
Suo marito la lesse sopra la sua spalla e disse:"Sei un uomo migliore di me. ""Lei ha detto la verità in una stanza dove le costava tutto. "Cordelia disse:"Nessuno inquella corte ha fatto di più. Io avevo mio padre per cui lottare.
Lei non aveva nulla da guadagnare da nessuna di quelle cose,e si è alzata comunque. "La sigillò e poi rimase un momento con la mano piatta sulla lettera. "Le ha tagliato il vestito. "disse.
"È tutto ciò che le ha mai fatto. Tutto il resto è stato fatto da un uomo che l’ha usata nello stesso modo incui ha usato mio padre,e aveva ventitré anni e non c’era nessuno inquella casa per dirglielo. "
C’era un bambino di otto anni ora e una bambina di sei,e la bambina era quella difficile nel modo incui le persone amate molto spesso sono. Si chiamava Inoria,da una vecchia signora che non poteva ricordare,e aveva le mani veloci di suo padre e l’abitudine di sua madre di non lasciare andare una cosa una volta che l’aveva presa.
Sapeva già sommare due colonne alla volta,cosa che nessuno le aveva insegnato,e che era stata scoperta per caso quando aveva corretto ad alta voce a colazione il libro della governante. Entrò nell’ufficio sul davanti quel pomeriggio perché era stata mandata a dire che la carrozza aspettava e che Papà diceva che faceva caldo e che i cavalli non sarebbero rimasti fermi. Si fermò a metà del pavimento. Sua madre si era tolta lo scialle nel calore e si era spinta indietro dalla scrivania e stava raggiungendo per aprire la finestra più larga,e il collo del vestito si era allontanato dal suo collo.
"Mamma,hai un segno sulla schiena. "Cordelia mise giù la penna. Sapeva da sei anni che questo momento sarebbe arrivato. Aveva preparato undici risposte diverse nel corso di quei sei anni,a diverse ore della notte.
E alcune erano gentili,e alcune erano vaghe,e due erano bugie vere e proprie. E le buttò via tutte nel tempo che la bambina impiegò ad attraversare il pavimento e a mettere un solo dito,molto delicatamente,sul bordo della cicatrice dove spuntava sopra il colletto. "Fa male in inverno? ""Non oggi.
""Come te la sei fatta? "Suo marito era sulla porta. Era venuto per sbrigarli e si era fermato lì invece,col cappello in mano,e non disse nulla affatto,perché avevano concordato molto tempo prima che quella particolare domanda era sua da rispondere e che lui non gliela avrebbe tolta. "C’è stato un incendio,"disse Cordelia,"inquesta casa quando avevo vent’anni,in questa stanza.
Ero seduta a una scrivania inquell’angolo laggiù,dove ora c’è l’armadio dei registri giornalieri,e il soffitto mi è caduto addosso. "La bambina guardò l’angolo,poi la finestra,poi la scala antincendio piegata sotto di essa,e qualcosa si mosse dietro il suo viso,perché aveva sei anni e non era lenta. "E tuo papà,"disse Cordelia,"che non era mio papà allora,e non sapeva il mio nome e non mi aveva mai detto una parola in vita sua,entrò dalla strada giù dal gradino di una carrozza e la sollevò da me con un uomo dell’angolo il cui nome ho passato undici anni a cercare e non ho mai trovato,e mi portarono fuori sulla strada tra di loro. ""Faceva male allora?
""Non lo ricordo. Sono contenta di non ricordarlo. ""E il nonno Vain. "Cordelia prese la piccola mano dalla sua spalla e la tenne tra le sue.
"Il nonno Vain era dall’altra parte del fuoco,"disse,"in fondo alle scale. Non poteva salire fino a me,e c’era una porta a quattro passi dietro di lui che dava sul cortile,e era spalancata,e non c’era nulla tra lui e la strada. "La bambina aspettò. "Non è uscito da quella porta,"disse Cordelia.
"È rimasto dove era peggio,e ha gridato il mio nome su per la tromba delle scale finché non ha potuto gridare più. E è l’unico motivo per cui tuo papà sapeva che c’era qualcuno di vivo inquell’edificio. L’ha sentito lui dalla strada. "Inoria ci pensò per un po’.
Era diventata molto seria. "Allora il nonno ti ha salvata,"disse. "Non solo papà. Entrambi.
Anche se lui era spaventato. ""Era molto spaventato,"disse Cordelia. "Deve essere stato più spaventato di quanto possa dirti. È questo che significa la parola,amore mio.
Nessuno è coraggioso se prima non è stato spaventato. Chiunque può attraversare una porta che non è in fiamme. "La bambina rigirò questa cosa con la terribile serietà dei sei anni e arrivò,come fanno i bambini,da qualche parte completamente diversa. "Allora è un buon segno,"disse.
Cordelia Rothmir sedeva nell’angolo di un ufficio che suo padre aveva reso adatto a lei,in un edificio che aveva il suo nome sulla porta,davanti a una finestra che suo marito aveva pagato per far ricostruire con i suoi soldi e di cui non aveva mai parlato dopo,e scoprì che per un momento non riusciva a parlare. "Sì,"disse. "È un buon segno. ""Posso vederlo tutto?
""Non nell’ufficio sul davanti,"disse sua madre. "In carrozza se devi. "Vide tutto in carrozza e lo pronunciò molto lungo e chiese se girava intorno fino al davanti e le fu detto che no,e perse interesse entro un miglio nel modo incui i bambini fanno con le cose che hanno spaventato i loro genitori per trent’anni. C’è una casa nel Northumberland dove la famiglia va in agosto.
Dalle finestre superiori,si può vedere il muro del mare,quello vero,che fu ricostruito nel terzo anno e costò,alla fine,piuttosto più di novemila sterline. Lui aveva insistito per pagarlo con il denaro recuperato e con nient’altro,e il geometra della parrocchia aveva camminato l’intera lunghezza di esso con lui il giorno in cui fu finito,e nessuno dei due aveva detto molto. In cima a quella casa c’è una stanza dei bauli. E nella stanza dei bauli c’è un baule.
E nel baule,piegato in un panno pulito nel modo incui si piega una reliquia,c’è un abito di seta azzurra fatto rifare due volte. Il pizzo alle maniche più vecchio della donna che lo indossava,tagliato pulito attraverso dalla spalla alla vita. Lei gli aveva chiesto,sui gradini bagnati della casa delle sessioni,con quaranta persone che guardavano,perché mai l’avesse tenuto. Lui non le aveva risposto quel giorno.
Aveva cavalcato quattrocento miglia in nove giorni e si era seduto sei ore in un’aula di tribunale,e non era il genere di cosa che un uomo dice in una strada pubblica,col cappello in mano. Le rispose quattro mesi dopo,in cima alla casa nel Northumberland,quando lei salì le scale cercando una scatola di candele e lo trovò inginocchiato davanti al baule con la cosa tra le braccia e glielo chiese di nuovo. "Perché ho passato tre anni a cercare una ragazza che ho portato fuori da un incendio,"disse il Duca di Rothmir. "E non avevo nulla di lei:non un nome,non un viso a cui potessi giurare.
Era incosciente per tutto il tempo che la tenni,e non ho mai sentito la sua voce. Avevo un pezzo di carta che diceva che era morta,e ci credevo,e ho smesso di cercare. Ho fatto molte cose stupide,e quella è l’unica che non riesco a togliermi da sotto. "La rimise nel baule e stese il lino sopra di essa con entrambe le mani.
"E poi,undici settimane dopo,leggevi a mia nonna il giornale ogni mattina della mia vita,nella mia stessa casa,al piano sopra la mia testa. E passavo davanti a quella porta forse duecento volte. ""Non potevi saperlo. ""No,"disse,"ma non ho guardato nemmeno.
Ci ho pensato più di quanto vorresti. "Chiuse il coperchio. "E poi ti sei alzata in mezzo alla mia sala da ballo con la schiena scoperta davanti a ogni anima che conosco,e non ti sei coperta e non sei scappata e hai guardato dritto davanti a te come se fossi venuta lì apposta per essere vista. "Si alzò dalle ginocchia.
"E ti ho riconosciuta da attraverso una stanza,nell’unico secondo in tre anni in cui stavo effettivamente guardando. "La stanza dei bauli non è mai stata chiusa a chiave. I bambini sanno cosa c’è nel baule e gli è stato mostrato,e il maschio,a otto anni,aveva voluto sapere soprattutto dell’uomo dell’angolo,e se era stato forte. Alla bambina è stata raccontata l’intera storia due volte,e ha cominciato a raccontarsela da sola per esteso al gatto della cucina,con una gran quantità di ricami,un duello che non era mai successo,e un lupo interamente inventato.
Però sbaglia sempre la fine. Ne è molto sicura. Mette la mano piatta sul coperchio del baule e abbassa la voce nel modo incui ha sentito fare a sua madre. "Lui è tornato indietro.
"
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