La vigilia di Natale ero seduto da solo in un bistrò di Perugia, con un tavolo apparecchiato per due e una candela che si consumava. Lei non era mai arrivata, e i camerieri mi guardavano come si…

La vigilia di Natale ero seduto da solo in un bistrò di Perugia, con un tavolo apparecchiato per due e una candela che si consumava. Lei non era mai arrivata, e i camerieri mi guardavano come si...

La sera del 24 dicembre ero seduto da solo in un piccolo bistrò di Perugia, davanti a un tavolo apparecchiato per due. La candela si consumava, il cameriere lanciava occhiate di compassione, e Livia non arrivava. Le avevo scritto due messaggi, poi un terzo, poi avevo provato a chiamare. Niente.

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Silenzio assoluto. A un certo punto un ragazzo con un taccuino in mano si fermò davanti al mio tavolo e posò un bicchiere davanti a me. «La smettiamo di fare finta che stia per arrivare? » disse.

«Ti osservo da un po’. Hai riordinato le posate quattro volte e piegato il tovagliolo come se stessi preparando un concorso di origami. O aspetti una notizia importante o ti hanno dato una bella buca. »

Mi chiamò Elio.

Scommise sulla buca e vinse. Si mise a ridere con me, mi portò uno spezzatino con la polenta e, alla fine, mi disse che se volevo passare il Natale da loro, un posto a tavola c’era. «Ti prometto che non sarai il più strano a tavola», mi disse, mentre mi scriveva un indirizzo su un foglietto. Entrai a casa sua la sera di Natale con una scatola di torroncini e la paura di essere un peso.

Mirella, sua madre, mi accolse con un abbraccio come se ci conoscessimo da sempre. Damiano, il fratello, mi prese subito in giro. Il profumo di soffritto mi avvolse, e la tavola piena di gente che rideva mi fece dimenticare per la prima volta di essere solo. Dopo pranzo ognuno disse una cosa per cui era grato.

Quando toccò a Elio, disse che era grato ai clienti che si siedono da soli a un tavolo vuoto senza immaginare che illumineranno tutta la tua settimana. Io non trovai parole. Brindammo in silenzio. Quella sera, quando stava per andarsene, mi scrisse un messaggio.

Poi un altro. Le domeniche diventarono nostre, e piccole cose cominciarono ad accadere: uno spazzolino in più nel bagno, una borsa dimenticata, un «mi sento davvero a casa qui» detto senza aspettare risposta. Un anno dopo, il 24 dicembre, tornai nello stesso bistrò. Elio era di fronte a me, sorpreso di vedermi lì.

Mi alzai, aggirai il tavolo e mi inginocchiai. «Voglio costruire la mia vita con te», dissi. «Voglio che tutti i nostri Natali siano nostri. »

Elio si coprì il viso tra le mani, tra riso e lacrime.

«Sì, idiota. Certo che sì. »

La stessa sera raggiungemmo casa sua. Sua madre ci aspettava con le candele.

Damiano aveva appeso uno striscione storto che diceva «Ha detto sì». E io, che ero arrivato lì un anno prima per pietà, mi resi conto che non ero più un ospite. Ero a casa.