Mio marito ha usato i miei 3.000 euro di premio per regalare un soggiorno termale a sua madre, dicendomi: «Tu puoi riposarti anche a casa». L’ho scoperto la mattina del check-in, quando…

Mio marito ha usato i miei 3.000 euro di premio per regalare un soggiorno termale a sua madre, dicendomi: «Tu puoi riposarti anche a casa». L'ho scoperto la mattina del check-in, quando...

Alessia sedeva davanti al monitor e da quasi dieci minuti fissava la stessa tabella senza capire una riga. I numeri le si confondevano davanti agli occhi. Nella testa continuava a rimbombare la frase che suo marito Matteo le aveva detto la sera prima: «Il tuo premio l’ho già usato per mamma. A lei serve di più un soggiorno alle terme.

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Tu puoi riposarti anche a casa». Aveva detto quella frase con una tale naturalezza che, all’inizio, Alessia non aveva nemmeno afferrato il significato. Era seduto in cucina, scorreva distrattamente il telefono e girava lentamente il cucchiaino nel tè. Nessuna espressione colpevole, nessun tentativo di spiegarsi.

Aveva semplicemente comunicato un fatto già compiuto. Tremila euro. Il suo premio. Non una fortuna, certo, non il genere di somma con cui si compra un appartamento o si avvia un’impresa, ma Alessia aveva lavorato quasi un anno per meritarselo: progetti extra, due sabati in ufficio, rinunce continue.

Già in primavera il suo responsabile le aveva detto: «Se chiudiamo il progetto annuale senza penali, ci sarà un premio». E lei ci aveva creduto, si era impegnata più del solito, aveva rimandato le ferie e risposto alle email anche la domenica. All’inizio, quando aveva conosciuto Matteo, aveva pensato: «Un figlio così premuroso sarà sicuramente anche un buon marito». Ed era vero, all’epoca sembrava un uomo attento, gentile, sempre pronto ad aiutare gli altri.

Ma aiutare gli altri, con il tempo, era diventato aiutare soprattutto sua madre. Caterina, la suocera, era rimasta vedova giovane e Matteo si sentiva in dovere di occuparsene. All’inizio le cifre erano piccole: cinquecento euro per le medicine di Caterina, perché la pensione non bastava fino a fine mese, poi novecento per un televisore nuovo, poi milleduecento per un cappotto invernale, poi ancora soldi per rifare la cucina. Alessia non si era mai opposta apertamente, ma ogni volta sentiva un nodo allo stomaco.

Quando aveva vinto il premio, aveva pensato che quella somma potesse finalmente servire a loro due: un weekend da soli, una cena speciale, o magari un piccolo risparmio per il futuro. Aveva anche accennato a Matteo la possibilità di prenotare un fine settimana in un resort termale, proprio per loro due. Lui aveva annuito distratto, senza commentare. Poi, la sera prima, le aveva detto che aveva già usato quei soldi per la madre.

Quella mattina Alessia aprì l’app bancaria e fissò la cifra: tremila euro. Erano effettivamente spariti quasi subito dopo l’accredito, ma non c’era alcun bonifico a Caterina. C’erano solo prelievi e pagamenti effettuati nei giorni successivi, tutti con la carta di Matteo. Il suo primo pensiero fu che quella fosse la prova definitiva: lui non aveva dato quei soldi alla madre, li aveva semplicemente spesi.

Ma poi si disse che forse aveva pagato qualcosa per Caterina in contanti, che magari c’era un motivo legittimo. Eppure, quella mattina, guardando quell’addebito, non riuscì a trovare una sola giustificazione. Verso le undici arrivarono all’ingresso del resort termale Pineta del Tirreno. Alessia aveva prenotato una stanza per due, pensando a un weekend con Matteo.

Ma lui non c’era. C’era Caterina, la suocera, con la sua valigia nuova e un’aria di chi sta verificando se la struttura sia all’altezza delle proprie aspettative. «Dovrebbe effettuare il check-in oggi», disse l’addetta alla reception. «Sì, facciamo il check-in io e mia madre», rispose Matteo con noncuranza.

Alessia rimase immobile per un secondo. Sentì il sangue caldo salirle al viso. Non disse nulla, si limitò a guardare la suocera che sorrideva soddisfatta. «Allora, dove sono i documenti?

» chiese Caterina, come se fosse la cosa più normale del mondo. Alessia aprì la borsa, tirò fuori il portafoglio e poi, invece di dare i documenti, chiese all’addetta: «È possibile modificare la prenotazione? Voglio sostituire gli ospiti. Al posto di queste due persone, voglio che il check-in lo faccia solo una persona».

Matteo la guardò, confuso. «Cosa stai facendo? »

«Sto sistemando un errore», rispose Alessia, con un tono che non ammetteva repliche. L’addetta controllò il sistema.

«Sì, dal momento che il soggiorno non è ancora iniziato, una volta effettuata la modifica potranno effettuare il check-in soltanto le persone indicate nella prenotazione». «Perfetto», disse Alessia. «Allora lascio la prenotazione solo a nome mio. Mia madre non viene più».

«Ma che dici? » sbraitò Matteo. «Mamma ha già fatto i bagagli! »

«E io?

» chiese Alessia, guardandolo dritto negli occhi. «Io non conto niente? »

Matteo aprì la bocca, ma non trovò parole. Caterina, accanto a lui, impallidì.

Alessia si girò verso l’addetta e confermò la modifica. Poi, senza aspettare una risposta, prese la sua valigia e si diresse verso la camera. Non perché avesse dimenticato, e nemmeno perché avesse perdonato tutto all’improvviso. Semplicemente, in quel momento, capì che era ora di smettere di essere quella che aspettava sempre agli altri.

Mentre chiudeva la porta alle spalle, sentì alle sue spalle la voce di Matteo: «Alessia, aspetta, possiamo parlarne… ». Ma lei non si voltò. Si limitò a posare la valigia sul letto e a guardare fuori dalla finestra.

Il mare era lì davanti, calmo, immenso. Per la prima volta dopo tanto tempo, sentì di poter respirare.