In un acceso comizio a Firenze, il noto attivista Montanari ha lanciato un attacco frontale contro il governo di Giorgia Meloni, accusandolo di essere “fascista” e nemico della Costituzione. Le sue parole, cariche di indignazione, hanno risonato tra i manifestanti, richiamando l’attenzione su una crescente frustrazione popolare.
Montanari ha esortato i cittadini a difendere la Costituzione, sottolineando che i giudici devono obbedire alla legge, non al governo. Ha denunciato con veemenza le politiche del governo Meloni, che, secondo lui, stanno portando a una società ingiusta e diseguale.
Durante il suo intervento, ha messo in evidenza il trattamento dei migranti, affermando che deportarli in Albania per il colore della pelle è inaccettabile. “Questa è una società fondata sul lavoro, non sulla guerra,” ha dichiarato, evocando un’immagine di giustizia sociale in netto contrasto con le attuali politiche.
Montanari ha anche criticato le scelte economiche del governo, evidenziando come la legge finanziaria favorisca i ricchi e impoverisca i poveri. “Questo è un governo dei padroni,” ha tuonato, sottolineando la crescente disuguaglianza sociale.
Le sue parole si sono fatte ancora più incisive quando ha parlato del militarismo del governo. Ha citato le dichiarazioni di Crosetto, chiedendo 10.000 soldati, e ha messo in guardia contro le conseguenze di una guerra che colpirà solo i più vulnerabili.
Riferendosi alla retorica fascista, Montanari ha affermato che il governo Meloni sta riproponendo un linguaggio che ricorda quello di Mussolini. “La nazione siamo noi, non il governo,” ha esclamato, incitando i manifestanti a resistere.
Il comizio ha visto una partecipazione massiccia, con molti cittadini che si sono uniti per difendere i valori della Costituzione. Montanari ha concluso il suo intervento ribadendo che l’Italia antifascista deve ripudiare la guerra e le politiche oppressive.
Concludendo, ha esortato tutti a rimanere uniti nella lotta per la giustizia sociale e la libertà, affermando che “niente è ancora perduto”. La manifestazione è stata un chiaro segnale di dissenso contro un governo percepito come oppressivo e lontano dai valori democratici.