L’aria nella villa sapeva di legno lucidato e di soldi, ma Giulia non aveva tempo per guardarsi intorno. Era a corto di fiato, con la divisa da portapizze ancora addosso, quando Lorenzo Moretti le si parò davanti con quell’aria da uomo abituato a essere obbedito. “Sei in ritardo,” sbottò lui, stringendo gli occhi. “Beh, forse se la tua villa non fosse così enorme avrei trovato la porta più velocemente,” ribatté Giulia, piazzandogli il cartone della pizza tra le mani.

Lorenzo sollevò un sopracciglio. Non era abituato a essere corretto. Ma prima che potesse rispondere, Giulia si stava già voltando per andarsene, e lui la fermò con un gesto secco. “Aspetta.
”
“Cos’altro vuoi? ” chiese lei, con la mano sulla maniglia. Lorenzo la studiò dalla testa ai piedi. Capelli raccolti alla meno peggio, occhiaie profonde, una giacca logora.
Ma c’era qualcosa nel suo atteggiamento, un fuoco negli occhi, che la faceva sembrare più grande della sua uniforme stirata male. “Come ti chiami? ” chiese. “Giulia.
Perché? ”
Lorenzo fece un respiro profondo. “Ho bisogno di un favore. Un lavoro.
Ti pagherò bene. ”
“Che genere di lavoro? ” chiese Giulia, incrociando le braccia con sospetto. “Ho bisogno che fingi di essere la mia fidanzata.
Domani sera, a una cena di lavoro. ”
Per un momento, Giulia rimase in silenzio. Poi scoppiò a ridere. “Non farmi ridere.
Con quale diritto ti vieni a inventare queste cose? ”
“Sono serio,” disse Lorenzo, tirando fuori il portafoglio e mostrandole una mazzetta di banconote. “Abbastanza da cambiarti la vita. L’affitto che non riesci a pagare, i debiti che ti porti dietro.
Basta dire di sì. ”
Lo sguardo di Giulia cadde sui soldi. Il cuore le batteva forte. Era pazza anche solo a pensarci.
Eppure, un pensiero minuscolo e disperato le attraversò la mente. “Quanto? ” chiese con voce roca. “Abbastanza.
”
“E se qualcosa va storto? ”
Lorenzo sorrise, ma non c’era calore nel suo sguardo. “Allora ti chiederò di non sbagliare. ”
Lei rimase in silenzio per un lungo istante.
Poi prese i soldi. “E va bene. Ma se ti rendi conto che non posso farlo, voglio il doppio. ”
Lorenzo annuì, già con la mente altrove.
“Perfetto. Domani avrai tempo per prepararti. ”
La sera successiva, Lorenzo la fece accompagnare in una stanza al piano superiore. Lì, una donna alta ed elegante di nome Carla la aspettava con un vestito drappeggiato sul braccio e un’aria di giudizio sul viso.
“Signor Moretti, ho portato i capi richiesti,” disse Carla, lanciando a Giulia un’occhiata di traverso. “Ma dobbiamo fare delle modifiche. ”
“Fai del tuo meglio,” rispose Lorenzo, già voltandosi. Giulia incrociò le braccia.
“Ehi, signora elegante. Sarai anche abituata a vestire bambole, ma io non sono un oggetto. Se pensi di dovermi sistemare il colletto come se fossi un cane addestrato, sbagli. ”
Carla alzò un sopracciglio ma non rispose.
Iniziò a sistemare l’abito con movimenti rapidi e misurati. Le ore successive passarono tra vestiti, scarpe, trucco e lamentele. Ogni volta che Giulia pensava di aver finito, Carla aggiungeva un altro strato di qualcosa o ordinava di cambiare di nuovo. Quando finalmente si guardò allo specchio, rimase senza fiato.
Davanti a lei c’era una donna elegante, con i capelli raccolti in un’acconciatura perfetta e un abito blu notte che le cadeva sui fianchi come una seconda pelle. Sembrava un’altra persona. “Non sono io,” mormorò, toccandosi il viso. “Non importa,” disse Carla, riponendo i suoi accessori.
“Stasera non devi essere tu. ”
Giulia scese le scale con i tacchi che facevano ticchettio sulle lastre di marmo. Lorenzo l’aspettava accanto al camino, con un abito scuro e i capelli appena sistemati. La guardò, e per un momento il suo viso perse la sua espressione fredda.
“Funzionerà,” disse infine. “Wow, grazie,” rispose Giulia con sarcasmo. “Mi piace essere trattata come una sedia nuova di zecca. ”
Lorenzo socchiuse gli occhi ma non rispose.
Le porse il braccio. “Andiamo. Abbiamo una cena a cui sopravvivere. ”
Il viaggio in macchina fu silenzioso.
All’interno dell’auto, Giulia sentiva il profumo di pelle nuova e l’odore leggero della colonia di Lorenzo. Si sentiva a disagio. “Perché non hai assunto qualcuno da un’agenzia? ” chiese all’improvviso.
“Gente che lo fa di lavoro. ”
Lorenzo rimase in silenzio per un attimo. “Perché ho bisogno di qualcosa di autentico. Il mio rivale sarà lì.
Scaverà in ogni cosa. ”
“Quindi sono un incubo, è questo che stai dicendo? ”
“Sei l’unica che non conosco,” rispose lui, guardandola di sfuggita. “Non devi mentire.
Devi solo essere te stessa. ”
“Peccato che la me stessa stasera sia una bugia. ”
L’auto si fermò davanti a un hotel di lusso. Giulia guardò l’edificio imponente e sentì lo stomaco chiudersi.
Ma quando aprirono la portiera, si raddrizzò e si sforzò di sorridere. La cena fu un campo minato. Gente con occhiali costosi, sorrisi falsi e strette di mano troppo strette. Lorenzo la guidava tra i tavoli, con la mano appoggiata alla schiena con una naturalezza che la sorprendeva.
“E lei, signorina Bianchi, di cosa si occupa? ” chiese un uomo d’affari calvo, deglutendo a vuoto. “Oh, gestisco un’attività molto dinamica,” rispose Giulia con un sorriso misurato. “Ogni sera è diversa, e si interagisce con persone di ogni tipo.
”
“Ha un talento per le parole,” intervenne Lorenzo, stringendole la mano con più forza del necessario. “Ma di cosa discutiamo di noi? Non le sembra, signor Baldini? ”
Il signor Baldini sorrise educatamente e si allontanò.
Giulia si voltò verso Lorenzo. “Dinamica? ”
“Hai venduto molto più di quanto hai detto,” mormorò lui senza guardarla. La cena proseguì tra brindisi e conversazioni superficiali.
Ma quando il rivale di Lorenzo, un uomo dal fare strisciante di nome Rinaldi, si avvicinò, Giulia sentì Lorenzo irrigidirsi. “Moretti, che sorpresa,” disse Rinaldi con un sorriso falso. “E lei deve essere la famosa fidanzata. Non sapevamo nemmeno che avessi una.
”
“Non è tipo da sbandierare la sua vita privata,” rispose Giulia, posando la mano sul braccio di Lorenzo. “E nemmeno io. Preferisco osservare che parlare. ”
Rinaldi la guardò, cercando di leggere qualcosa nel suo sguardo.
Poi ridacchiò. “Interessante. ” E si allontanò. Giulia espirò, sentendosi stringere lo stomaco.
Quando guardò Lorenzo, lo vide fissarla con uno sguardo diverso, quasi confuso. “Cosa? ” chiese lei. “Nulla,” rispose lui, scivolando di nuovo nella sua maschera.
“Continua a essere così. ”
Quando l’evento finalmente finì, uscirono insieme, con le mani intrecciate come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ma una volta fuori, quando la macchina ebbe imboccato una strada stretta e buia, Giulia lasciò andare la sua mano. “Allora, dove sono i miei soldi?
” chiese, cercando di suonare più fredda di quanto si sentisse. Lorenzo non rispose. Il suo sguardo era fisso davanti a sé, e per la prima volta lei vide la tensione nelle sue spalle sotto una luce diversa. “Sai,” disse lui, cercando le parole.
“Non ho mai pensato che qualcosa come questo potesse essere… non è solo l’azienda. Non è solo ciò che abbiamo costruito. ”
“Cosa vuoi dire? ”
Lorenzo sospirò, passandosi una mano tra i capelli.
“Mio padre ha costruito tutto questo. E io… io ho passato dieci anni a inseguire la sua ombra. E di cosa sono capace? Di nascondermi dietro una bugia.
”
Giulia rimase in silenzio. La sua rabbia si affievolì, sostituita da qualcosa di diverso. “Vuoi sapere una cosa, Lorenzo? ” disse infine.
“Forse sei abituato a pagare le persone per mentire. Ma stasera, l’unico modo per rendere tutto vero è non fingere. E per la prima volta, penso tu lo sappia. ”
Le sue parole rimasero sospese nell’aria.
Lorenzo la guardò, e per un attimo sembrò voler dire qualcosa di più profondo. “Possiamo andare? ” chiese Giulia, guardando fuori dal finestrino. Lorenzo annuì e mise in moto la macchina.
Quando la macchina si fermò davanti all’appartamento di Giulia, lei scese senza dire una parola e salì i gradini. Dentro, nell’aria di casa, si diresse verso la cucina per prepararsi un tè, ma qualcosa sul tavolo catturò la sua attenzione. Una busta bianca, con il suo nome scritto in elegante calligrafia. Dentro, un biglietto e un assegno.
La apri valutando con attenzione, tenendolo tra le mani come se potesse rompersi. “La ringrazio per aver sopportato la mia compagnia,” lesse ad alta voce. “Le chiedo scusa per averla trascinata in questa finzione. La prego di non dimenticare che il coraggio non è solo degli altri.
Il mio portafoglio è rimasto in macchina, ma il mio cuore, forse, ha trovato un posto. ”
Sul tavolo c’era anche un piccolo elegante invito. Dentro, l’indirizzo di un evento esclusivo in un hotel di lusso, e in basso, una scritta di suo pugno:
“Se vorrà, le piacerebbe scoprire chi sono davvero? ”
Giulia rimase a fissare il biglietto per molto tempo.
Il suo cuore batteva forte. Tutto era accaduto così in fretta, e quella sera, tra la finzione, le sarcasmo, le domande ma anche i silenzi, qualcosa si era rotto nel suo ritratto di Lorenzo. L’indomani, una piccola Fiat bianca si fermò davanti all’hotel. Lorenzo non aveva dormito.
Aveva passato la notte a guardare il telefono, sperando in un messaggio che non arrivava mai. Ma poi la vide. Giulia scese dall’auto, con i capelli sciolti sulle spalle, un sorriso cauteloso ma vero ad accoglierlo. “Non ero sicura che saresti venuta,” disse Lorenzo.
“Nemmeno io,” ammise Giulia. “Ma poi ho pensato: non voglio passare il resto della mia vita a consegnare pizze a un uomo che non conosco. Preferisco scoprire chi sei davvero. ”
Lorenzo fece un passo avanti, i suoi occhi che cercavano i suoi.
“Allora lasciamelo fare,” disse lui. “Da capo. Senza bugie. ”
Lei annuì e prese la sua mano.
Insieme, camminarono verso l’ingresso dell’hotel, non come una portapizze stretta in un’elegante menzogna, ma come due persone che, nel caos di una cena impossibile, avevano trovato un nuovo inizio.